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giovedì 2 luglio 2015

Ricerca Albania. 1942. Risposta da Tirana

Seguito della lettera di cui al post precedente. Riguardante la ricerca Albania 1942

Inizio così: "Di séguito Le trascrivo il testo di due risposte avute - la prima - dalla gentilissima Dr.ssa Adriana Frisenna, Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura in Tirana, e in via appena successiva dal capitano di corvetta Paolo Muner;

Prima risposta 
"Gentile Sig. Tosi,
Mi chiamo Adriana Frisenna e sono la collega che ha sostituito Fulvia Veneziani alla guida dell’Istituto di Tirana.
Ho letto con grande partecipazione la sua richiesta di aiuto e ho provato a rivolgermi a persone che potessero aiutare a dare una mano.
Tra queste il capitano di corvetta Paolo Muner, che da anni cura delle ricerche sui rapporti tra Italia e Albania. Purtroppo non è il periodo da lei indicato quello che il cap. Muner studia. Tuttavia mi ha fornito alcune indicazioni che le riporto sotto e che potrebbero giungerle utili.
Anche a me spiace non poter fare di più";

Seconda risposta
“ho letto e riletto l’accorata richiesta rivoltaLe dal Sig.  Dino Tosi, ma, come Le avevo già premesso, non sono ferrato in quel periodo. 
Penso sia meglio rivolgersi all’Ufficio Storico dell’Esercito, vedi webpage:
e ciò quanto meno per  cercare di individuare quali generali – piemontesi – si potessero trovare a Scutari nel giugno 1942. 
Stiamo però parlando di 73 anni fa, ed anche un “lanciatissimo” generale di 50 anni, oggi ne avrebbe oltre 120. Questo per dire che non lo troveremmo mai in vita, ma potrebbe avere lasciato dei diari, magari ai famigliari, come hanno fatto molti,  mio padre compreso (che però era soldato semplice nell’Esercito austro-ungarico, sul fronte russo, 1^GM).
Di mio, a casa, ho solamente un volume, di COLTRINARI Massimo, “La Resistenza dei  Militari Italiani all'estero (Albania)”, a cura della Commissione per lo studio della Resistenza dei Militari Italiani all'estero, Ed. Rivista  Militare, 1999, che però - lo dice già il titolo - si occupa, nelle sue oltre 1000 pagine, di quello che avviene delle FF.AA. in Albania dopo l’8 settembre 1943.
Nelle premesse, a pag. 146, riporta una  “situazione delle Forze Armate italiane alla data del 1° settembre 1943 in Albania”, dalla quale si rileva che:
Settore Z - Scutari Kosovo, Comandante Gen. Alessandro D’ARLE,
Sede del Comando: Scutari. Forze Dipendenti: Divisione  di Fanteria “Puglie” Comandante Gen. Luigi CLERICO.
E quindi questi sono i soli nomi di generali che trovo di stanza a Scutari nel settembre 1943, e che “potrebbero” esservi stati sin dall’anno precedente. Non so se i loro cognomi siano piemontesi, certamente non sono meridionali. Ma nulla più.
Per puro scrupolo, ho anche consultato le Annate 1942-43 della Rivista dei Francescani di Scutari “Hylli i Drites”, la più antica e prestigiosa rivista albanese,  per vedere se ci fosse qualche articolo sulla attività degli Orioniani, ma con esito negativo.
Mi dispiace molto di non poterLe essere stato utile.”

A tutto ciò, carissimo Professore, aggiungo di mio il frutto della ricerca (problematica, per tempi e modi!): trattasi delle quattro paginette (allegate alla presente) di una lettera scritta da papà Antonio a Scutari e datata 18 giugno 1942, fortunosamente ritrovata negli archivi orionini in Roma (lettera di cui facevo cenno nella mia mail anche a Lei inviata). 
La mia ricerca vorrebbe soprattutto poter far venir fuori dal buio del tempo il NOMINATIVO del Generale piemontese e, da ciò, possibilmente (con la Grazia della Divina Provvidenza, che sempre mi è VICINISSIMA! ndr: la Congregazione fondata da Don Luigi Orione è denominata "Figli della Divina Provvidenza" o "Piccola Opera della Divina Provvidenza"!) riuscire a risalire al fatto che si trovi ancor oggi in vita un qualche figlio/a e/o nipote, che possiedano foto ovvero note varie (diari/lettere, ecc) relative a quel soggiorno albanese-scutarino.

Le dico ciò perchè - nel "recuperare" la storia del mio amatissimo ed incognito papà Antonio - quasi sempre e vorrei dire in modo del tutto "miracolistico" sono arrivato "al dunque" per strade assolutamente dai più considerate IMPOSSIBILI A BATTERSI!



Chi avesse notizie ed informazioni riguardo alle note pubblicate in questo post, può inviarle a: 
studentiecultori2009@libero.it

Ricerca. Albania 1942

Riceviamo questa lettera e, allo scopo di avere altre informazioni e risposte, la pubblichiamo

Gentile Professor Massimo Coltrinari, 

ho avuto notizia dallo storico Dr. Eric Gobetti (conosciuto tramite un programma televisivo su RAISTORIA) di un Suo testo dal titolo
 "La resistenza dei militari italiani in Albania".*

Ho chiesto in biblioteca e ho cercato in Internet ma sembra che non sia facile recuperarlo. Allora, trovando il Suo recapito-mail ho deciso di scriverLe direttamente.

Lo scopo della mia lettera è, appunto, il seguente. Le domando:

 "Scrivendo a Lei potrà essere che io riceva in dono il risultato di una mia pluriennale ricerca (con molti scritti a svariati destinatari, Enti/Associazioni) rimasta purtroppo ad oggi senza esito positivo"! In dettaglio. Il mio carissimo papà Antonio (classe 1902, deceduto a soli 51 anni nel 1953) - che purtroppo non ho potuto conoscere - fu dapprima missionario laico comboniano in sud Sudan, per 7 anni tra il 1926 e il 1932; poi laico coadiutore della Congregazione di Don Orione per altri successivi 13 anni, sino al 1945. A tal ultimo proposito, a far tempo dal febbraio 1942 e sino al 1944 (credo), operò con i religiosi orionini in Albania e più precisamente nella parte nord di quel Paese, a Scutari/Bushat. Da una lettera ottenuta in fotocopia dall'Archivio storico romano della citata Congregazione rilevo il Suo scrivere così: "Scutari, 18-6-1942....oggi ho incominciato i lavori della casa Ceka (si tratta di una grande abitazione appartenuta a una nobile famiglia locale, adattata a sede di ricovero/orfanotrofio; fu anche sede di Rappresentanza diplomatica di Austria e Francia; ndr). E' per me una grande gioia e una grande soddisfazione aver cominciato bene. Ho quì con me più di 30 soldati mandatimi dal Generale che è un buon Piemontese e ne sono felicissimo...". Ed ecco il mio quesito: "Di chi si tratta?". Aggiungo che a latere rispetto alla presenza dei religiosi di Don Orione vi erano laggiù dei militari italiani; papà - in collaborazione con una ditta italiana lì presente (forse la "De Angelis Egidio" di Torino) lavorava a stretto contatto con questi soldati; come è possibile accertare la effettiva presenza e l'attività di quella ditta? ci sono fonti storiche, ad es., presso la Camera di Commercio italo-albanese?); in particolare, Lui guidava un camion che caricava legname di faggio tagliato nei boschi (sia per l'edilizia sia per il riscaldamento) e scavava pozzi. Nessuno mi ha saputo dire dell'identità di quell'Ufficiale, purtroppo".
La ringrazio vivamente per una Sua cortese e - mi auguro - positiva segnalazione.

Chi avesse informazioni o notizie in merito alla richiesta è pregato di scrivere a:

"studentiecultori2009@libero.it


* Il Volume 
"La resistenza dei MIlitari Italiani all'Estero - Albania"
Roma 1999, Rivista Militare, ill. pag. 1496

è reperibile presso la Rivista Militare, Via di San Marco 1, Roma

mercoledì 17 giugno 2015

Dardano Fenulli. La sua Biografia

Riportiamo la biografia come è stata proposta dai social networks su 
Dardano Fenulli

 Nel programma editoriale della
 Collana Storia in Laboratorio
 Gianfranco Gasperini 
 sta preparando una biografia di Dardano Fenulli di prossima pubblicazione
(notizie su: www.storiainlaboratorio.blogspot.com)



Dardano Fenulli è nato a Reggio Emilia nel 1889, ucciso alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944,generale dell’Esercito, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.
Deciso a darsi alla carriera militare, a diciassette anni si era arruolato volontario ed era stato assegnato al Reggimento lancieri “Milano”. Dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale come tenente d’artiglieria, Fenulli seguì i vari corsi militari e dopo la guerra etiopica divenne colonnello.
Nel gennaio del 1943, promosso generale di Brigata, ebbe incarichi speciali per la difesa territoriale di Bologna, ma nell’aprile dello stesso anno assunse il comando della brigata corazzata della Divisione “Ariete”, 
Nelle giornate fra il 9 e il 10 settembre, come vice comandante della stessa Divisione, prese parte, al contrario di certi alti ufficiali italiani, alla difesa di Roma, guidando, nei pressi di Ciampino, un piccolo gruppo di combattenti.
Sfuggito a tedeschi e fascisti che gli davano la caccia, il generale Fenulli, si mise subito ad organizzare formazioni partigiane nella Capitale e nel Lazio, ma la sua attività non durò a lungo. Già nel gennaio del 1944 Dardano Fenulli fu catturato, torturato e rinchiuso in carcere.
Ne uscì soltanto per affrontare il martirio alle Ardeatine.




Ricordare Dardano Fenulli ed il suo testamento spirituale. Il problema della credibilità

Dardano Fenulli

"Le nuove generazioni dovranno provare per l'Italia il sentimento che i nostri gradi del risorgimento avrebbero voluto a noi ignoto nell'avvenire: il sentimento dell'amore doloroso, appassionato e geloso con cui si ama una patria caduta e schiava, che ormai non esiste più fuorchè nel culto segreto del cuore e in una invincibile speranza"
A questo ci ha riportato la situazione presente della guerra disastrosa.

Si ridesta così il sogno avveratosi e svanito: ci auguriamo di vedere l'Italia potente senza minaccia, ricca senza corruttela, primeggiante, come già prima, nelle scienze e nelle arti. In ogni operosità civile, sicura e feconda di ogni bene nella sua vita nazionale rinnovellata . Iddio voglia che questo sogno si avveri".


All'esame di stato il tema italiano, in data odierna, è stato dato questo tema di argomento storico.
Nella traccia si legge tra l'altro...."nel documento si insiste in particolare sulla continuità tra gli ideali risorgimentali e patriottici e la scelta di schierarsi contro l'occupazione nazi-fascista...". Segue poi brevi note sulla vita militare di Dardano Fenulli.



Scrive sull'ultimo numero di Storia Contemporanea  (Anno XIX Numero 2 Marzo Aprile 2015)
Paolo Simoncelli ricordando, in bellissime pagine,  Domenico Caccamo ( 1933-2015) in cui scrive, tra l'altro:

"... Malgrado avesse presto il blasone dell'ordinariato universitario, rimase sempre sideralmente lontano dal patetico circuito mondano delle vanità accademiche e relative tragicomiche onorificenze, pennacchi e patacche, preferendo la vita all'apparenza narcisistica del "velinismo"intellettuale.

 Ricordare 
Dardano Fenulli 
significa anche avere il coraggio di guardarsi dentro, 
evitando pennacchi patacche e tragicomiche onorificenze. 
 E' tempo che il problema delle Associazioni Combattentistiche sia affrontato e risolto.

Anche per la Guerra di Liberazione vale quello che ha detto Papa Francesco ai Cattolici
Prima di essere "credenti" occorre essere "credibili"

 Dardano Fenulli 
era un "credente" e 
con il suo impegno ancora oggi 
"è credibile".

Possiamo dire di noi, nel ricordarlo, altrettanto?







martedì 16 giugno 2015

Aprilia 28 maggio 2015. Nota a margine

Ad Aprilia si celebra la liberazione dai nazisti

Convegno-liberazione-aprilia











28 maggio 1944: la città di Aprilia è liberata dall’occupazione nazista. In occasione di questa ricorrenza, istituzionalizzata come giornata commemorativa dal 2013, è stato organizzato un convegno dal titolo “1944: Aprilia in guerra“, nell’Auditorium dell’istituto “Carlo e Nello Roselli”. L’appuntamento è alle ore 11:30.
L’iniziativa, organizzata dall’associazione “Un ricordo per la pace”, rientra nel Programma ufficiale delle celebrazioni del 70° Anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nel corso della giornata, verranno proiettate testimonianze dello sbarco alleato e dei combattimenti nel territorio di Aprilia, cui si aggiungerà un video-omaggio ai caduti, realizzato dall’Associazione “Un ricordo per la pace” e intitolato “1944: Aprilia in guerra”. Non mancherà, inoltre, l’opportunità di confrontarsi direttamente con alcuni anziani di Aprilia che vennero coinvolti nella fase iniziale dei combattimenti.
A fine convegno, sarà possibile visitare l’esposizione bellica permanente “Un ricordo per la pace” sul tema “Aprilia in guerra: la battaglia di Aprilia”. L’esposizione, inaugurata nel 2013 con patrocinio del Comune di Aprilia, accoglie circa 300 reperti (uniformi, equipaggiamento degli eserciti, tutti risalenti al 1944) provenienti della collezione  storica di Ostilio Bonacini.
A conclusione della manifestazione, si terrà, infine, una simbolica deposizione floreale al monumento in memoria di Eric Fletcher Waters e dei caduti senza sepoltura della battaglia di Aprilia, nel piazzale dell’Istituto. Gli interventi del convegno saranno coordinati da Elisa Bonacini, mentre relatori saranno Luigi Marsibilio e Massimo Coltrinari. Per prenotazioni e informazioni: unricordoperlapace@gmail.com /3280751587.

sabato 6 giugno 2015

Anzio 5 Giugno 2015. Convegno "La Battaglia di Midway


La ormai venticinquennale collaborazione con il Museo dello Sbarco di Anzio, costruito pezzo per pezzo da Patrizio Colantuono, ieri 5 giugno 2015  ha visto un ulteriore momento di collaborazione del sottoscritto. Nonostante che in questo arco di tempo elementi strani hanno cercato di interferire nelle consuete forme o del dileggio e denigrazione o dello sfruttamento del lavoro altrui, forme peraltro sempre ben collaudate in altri campi, questa collaborazione sta andando avanti alla grande con importanti iniziative che sono tutta in corso. Nella speranza che non vengano defraudate come già successe nel passato, con appropriazioni indebite e il consueto millantato credito,oltre che sciacallaggio congenito, le prospettive sono ottime. Dopo il convegno del gennaio scorso, finalmente si sono trovati interlocutori degni di stima e fiducia e quindi le prospettive appaiono, come detto, positive.


Ammiraglio Yamamoto
 In questo quadro positivo e realistico, con sullo sfondo i già citati loschi figuri degni del sottobosco capitolino, con cui tocca stare sempre in guardia per evitare amare sorprese, si è partecipato al Convegno dedicato alla Battaglia delle Midway, di cui ricorreva il 5 giugno il 73° anniversario.

Come il Corriere della Sra del tempo riportò la Battaglia delle Midway


Immagine pittorica di un momento tattico della Battaglia
 Dopo i saluti del Sindaco del Comune di Anzio Luciano Bruschini, e della delagta ai Musei Valentina Salsedo, ha preso la parola Maurizio Stasi , storico militare, che ha ricostruito momento per momento la battaglia nei suoi aspetti sia tattici che rievociativi

 Ha poi preso la parola, portando i saluti del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, il Col. ti.. ISSMI Saverio Giordano. A seguire il sottoscritto ha svolto una relazione incentrata sulla strategia giapponese, sia nel momento dell'entrata in guerra, sia dopo i successi iniziali delle forze giapponesi, con una descrizione ampia dello sviluppo della guerra nel 1942 nel quadro delle teorie di Hausofer e delle sue panregioni mondiali.

 Patrizio Colantuono ha poi tratto le conclusioni, anche auspicando, al di là della iniziativa odierna, la possibilità di riorganizzare il Museo dello Sbarco su basi più ampie e più usufruibili per il pubblico, che mostra sempre un grande interesse per questo genere di storia.

Massimo Coltrinari
(massimo.coltrinari@libero.it)

giovedì 4 giugno 2015

Continuano i Mercoledì del Nastro Azzurro

Nell'ambito degli appuntamenti dei  "mercoledì del Nastro Azzurro" 
il 3 giugno alle ore 17,30 
nella Sede nazionale dell'Istituto in Roma piazza Galeno 1 
il giornalista PierLuigi Roesler Franz 
ha tenuto una la conferenza: 

"Dai campi di calcio al fronte, i caduti della S.S. Lazio".

Erano calciatori e persero la vita da Eroi. 
A 100 anni dall'inizio della Prima Guerra Mondiale la sezione provinciale di Roma dell'Istituto del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al valor militare intende così sia commemorare degnamente i tanti atleti della Lazio che persero la vita combattendo al fronte (molti di essi furono anche decorati al valor militare), sia ricordare il tributo di sangue pagato alla Patria dal glorioso club biancoceleste.

E' uno spaccato di storia poco conosciuto che va, invece, riportato alla luce e rilanciato anche nel mondo internet proprio per evitare che il nome di tanti calciatori Caduti 100 anni fa da Eroi finisca assurdamente nell'oblio. Difatti, poiché "senza memoria non c'é futuro", é assolutamente indispensabile nel XXI secolo perpetuarne il loro ricordo ai giovani e alle future generazioni.

 Federico Salvati della Sezione Studenti e Cultori della Materia, appronterà quanto prima una nota informativa
  

mercoledì 3 giugno 2015

28 Maggio 2015: Un Ricordo per la Pace


70° della fine della Guerra di Liberazione

1944: Aprilia in guerra

deposizione omaggio floreale al monumento in memoria di Eric Fletcher Waters e dei caduti dispersi della battaglia di Aprilia







Si è tenuto nella mattinata  del 28 maggio presso l’Auditorium dell’I.I.S. “Carlo e Nello Rosselli” 
in via Carroceto ad Aprilia il convegno “1944: APRILIA IN GUERRA” organizzato 
dall’Associazione “Un ricordo per la pace”. Il 28 maggio 1944, data della liberazione dell’Agro Pontino  dall’occupazione nazista, è stata istituzionalizzata nel 2013 dal Comune di Aprilia 
come giornata di commemorazione in memoria dei dei caduti in guerra. Quest’anno la manifestazione ha ottenuto la concessione del logo ufficiale delle celebrazioni del 70° 
Anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione.
La vice-preside Prof.ssa Aurora Scopelliti ha fatto gli onori di casa, alla presenza
 dell’Assessore alla Cultura del Comune di Aprilia Francesca Barbaliscia, di Elisa Bonacini presidente dell’Associazione “Un ricordo per la pace ha presentato l’iniziativa e coordinato gli interventi.
L’Ambasciata Britannica ha aderito all’iniziativa con  un messaggio inviato  dal Colonnello 
Duncan Venn Addetto Militare per la Difesa dell’Ambasciata della Gran Bretagna e Irlanda del Nord, letto durante il convegno. E’ stato letto il messaggio anche del Generale di Brigata Rino De Vito Comandante dell’Esercito Abruzzo, cittadino di Aprilia, assente per motivi istituzionali.
Hanno presenziato al convegno il Comandante della Stazione Carabinieri di Aprilia 
Maresciallo Michele Piccione ed il Capitano Ivano Bigica Comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile del Reparto Territoriale Carabinieri di Aprilia. Tra i relatori il Generale 
Luigi Marsibilio e il Generale Massimo Coltrinari: hanno affrontato le tematiche legate a “Anzio beach – Note a margine” e “Gli aspetti tattici della uscita dalla testa di ponte di Anzio”. Ha inoltre presenziato al convengo il Generale Michele Miceli . 
Presenti una delegazione dell’Associazione Arma Aeronautica di Aprilia e Franco Tantari di Campoleone. Sono state inoltre coinvolte anche alcune classi dell’I.I.C. “Rosselli” con i relativi docenti.
E’ stato proiettato il documentario inedito “Voci della guerra” realizzato da Elisa Bonacini e 
dall’Ing. Luca Congedo dell’Associazione “Un ricordo per la pace” con le testimonianze 
di alcuni civili e militari degli opposti schieramenti che combatterono nel 1944 sul fronte di Anzio.
Nel corso dell’evento è stata  visitata l’esposizione bellica permanente denominata “Un ricordo per la pace” sul tema “Aprilia in guerra : la battaglia di Aprilia”. 
La manifestazione si è conclusa con la deposizione di un omaggio floreale dell’Associazione 
“Un ricordo per la pace” al monumento in memoria di Eric Fletcher Waters e dei caduti 
dispersi della battaglia di Aprilia, posto nel piazzale dell’Istituto, anche a nome del veterano britannico Harry Shindler, rappresentante in Italia della “Italy Star Association 1943-1945”.

sabato 2 maggio 2015

La Guerra di Liberazione: una guerra su Cinque Fronti

1.3.  Il precedente: 
l’Italia nella Seconda Guerra Mondiale

La partecipazione dell’Italia alla seconda guerra mondiale rappresenta il precedente della guerra di Liberazione. E’ lapalissiano che senza l’entrata in guerra dell’Italia il 10 giugno del 1940 la sua evoluzione e la sua conclusione non ci sarebbe stata la Guerra di Liberazione.
Questa partecipazione è una lineare scelta del Governo fascista mussoliniano in coerenza con quelle effettuate in politica estera dal 1935 in poi; scelte avute tutte con l’avallo del Re, della Monarchia e della forse non fasciste ma che si riconoscevano in essa.  Tutto e tutti, nel 1940, erano fascisti o d’accordo con i fascisti e con questa politica; vi erano delle fronte, in quasi tutti gli ambienti anche di vertice, militare, politico, diplomatico, industriale, perfino nella stessa Casa Reale, ma era una fronda, non una opposizione politica tale da incidere nelle decisioni finali. L’opposizione al fascismo, a Mussolini, al regime fascista, come quella al Re alla Monarchia ante 1922, erano state tutte ridotte ai silenzio, all’impotenza, alla capacità di non incidere minimamente in nessuna decisione. Tutto il bene e tutto il male delle scelte del 1940 va accreditato a queste forze, a Mussolini, al PNF al fascismo in genere, al Re, alla Monarchia, alla classe che in essa si riconosceva.
La conduzione della guerra a livello strategico, strategico-operativo e tattico è tutto in mano al Governo fascista ed allo Stato Maggiore Generale delle Forze Armate, Stato Maggiore selezionato, scelto e orientato dal Governo mussoliniano. Per definizione i militari, come i diplomatici e come tutti gli esponenti della amministrazione dello Stato sono subordinati alle decisioni governative, al potere politico. Devono svolgere il loro compito al meglio delle loro possibilità, con le dovute correlazioni a seconda del livello decisionale, che più alto è più rimane in una corresponsione biunivoca con il potere politico tale da poter effettuare ad ogni scelta o decisione quella più aderente e giusta possibile. Non meri ricevitori ed esecutori di ordini da intelligenti operatori delle scelte politiche.
 In 39 mesi di guerra l’Italia raccolse solo sconfitte, perdendo credito non solo agli occhi del nemico, che in alcuni casi non ci considerò un nemico ne terribile ne preoccupante, ma anche agli occhi dei nostri alleati, soprattutto agli occhi dei tedeschi. Il discredito via via accumulato per la condotta della guerra, fa si che da una guerra parallela si passa ben preso ad una guerra subordinata, tanto che il nemico c dileggia nella sua propaganda con la frase, due popoli, un fuhrer, fino a diventare nella primavera-estate del 1943 in una guerra difensiva e da ultima spiaggia per la difesa del territorio metropolitano.
 Che i militari cerchino di reagire a questo desolante orizzonte esaltando il valore del soldato o dei reparti, e quindi addebitando in modo indiretto tutta la responsabilità al potere politico degli insuccessi , e quindi salvando se stessi serve solo a mascherare carenze ed errori a tuti i livelli. “Le scarpe di cartone….. in Russia, “Manco la fortuna non il valore” ecc. sono frasi queste che mascherano gravi errori tecnico-tattici; la condotta della guerra da parte dei Militari, da un angolo di vista molto critico e severo, non è stata delle migliori: non è stata vinta nessuna battaglia di ampio respiro; non vi è stata nessuna iniziativa che abbia attirato l’ammirazione di alleati e nemici, non v è stato nulla di cui in futuro andare orgogliosi, come ad esempio per i Tedeschi. I risultati conseguito dalla Regia Aeronautica sono stati, sul piano strategico, poca cosa; gli errori molti (basti pensare all’invio di formazioni aeree italiane nel 1940 in Belgio per l’attacco aereo all’Inghilterra e i risultati conseguiti; la partecipazione alla campagna di Russia ove i nostri aerei erano costretti a quelle latitudini a volare con il tettuccio aperto ecc.); la Regia Marina non ha vinto nessuna battaglia navale; a priori ha rinunciato alle portaerei, intendendo combattere ogni battaglia a contatto balistico; la notte di Taranto ove, in porto, perse tre corazzate ad opera di pochi biplani britannici è la somma di tutte le scelte fatte; il mancato impiego della flotta, poi, per la difesa del territorio metropolitano,poi, è stato giustificato con la carenza di carburate; ha conseguito vittorie solo con i suoi uomini rana (Gibilterra, Alessandria) che, da una parte suscita ammirazione per l’ardimento e il coraggio dall’altra solleva forti perplessità sull’impiego dello strumento nella sua totalità. Il Regio Esercito non ha vinto nessuna campagna a cui ha partecipato. L’elenco è lungo: tralasciando la campagna del giugno 1940 contro la Francia in cui, nel dichiara la guerra l’Esercito fu messo sulla difensiva, un assurdo sotto tutti i punti di vista, prendiamo in esame per tutte le campagne la Campagna di Grecia; le riflessioni sono veramente amare: attacco alla vigilia dell’inverno; la direzione principale dalla pianura alla montagna che favorisce certamente la difesa; impiego di divisioni binarie in montagna ed alta montagna quando queste erano state predisposte per la guerra di rapido corso in pianura, alleggerite per essere veloci; ignorata completamente la via di facilitazione più redditizia, quella verso Salonicco, tradizionale via per l’invasione della Grecia e scelta quella del Pinto; nessuna azione concorrente della Regia Marina (sbarchi, azioni di bombardamento contro costa, azione contro il traffico inglese in aiuto alla Grecia), quasi nullo l’apporto della Aeronautica; concetto operativo da guerra passata, di trincea, ostacolo e reticolato da superare. La risultante di tutto questo fu il tracollo ed il rischio di essere rigettati in mare con la perdita dell’Albania, ma soprattutto fu la perdita di tutta la credibilità fino a quel momento goduta.
Il prosieguo della guerra è un corollario di errori e sconfitte, ove emerge in modo vistoso la assoluta non cooperazione tra le forze armate, in cui emerge in modo masochistico il dissidio, che ancora oggi vena i rapporti tra loro, tra la Regia Marina (che non voleva le portaerei) e l’Aeronautica, tenacemente in difesa del principio che tutto quello che vola è di sua pertinenza. Così la guerra fu combattuta senza una Aviazione di Marina e senza una Aviazione per l’Esercito, che esistevano all’indomani della Prima Guerra Mondiale ma ferocemente cancellate dai quadri di battaglia a fine anni trenta.
Molto si è scritto in merito alla impreparazione dell’Italia. E’ un falso problema, una giustificazione posteriori, che maschera pesanti responsabilità del vertice sia politico che militare che diplomatico, propedeutico ad avalli di facili assoluzioni.
Un carro armato L3 è un mezzo valido e potente se impiegato ne tratturi delle ambe abissine; diventa un grottesco giocattolo espressione di impreparazione quando impiegato (Squadrone San Giorgio in Russia) nella pianura ucraina contro i T 34 Russi. L’aviazione tedesca nelle prime fasi della battaglia d’Inghilterra, nel luglio 1940, impiegò squadriglie di Stukas (J88) che erano reduci dalla spettacolare campagna contro la Francia di cui erano stati i protagonisti; furono sterminati dai Spitfire inglesi molto più potenti. Qualcuno ha mai parlato di imprecazione della Germania alla guerra? Occorre chiedersi, quando si parla di impreparazione, sempre con riferimento alla Russia, chi ha inviato quel genere di truppe in un teatro così lontano ed inutile agli interessi italiani come quello russo? Chi ha approntato le forze in questa maniera e per questo teatro? Chi ha impiegato sul terreno queste forze? Chi ha redatto ed approvato i piani operativi? Non è che si risolvono tante cose, ma è molto utile per capire che l’impreparazione centra poco o nulla. Una critica spietata e “feroce” della nostra partecipazione alla seconda guerra mondiale; uno studio virile e non giustificativo e autoreferenziale e nostalgico senza il manto del “valore del soldato italiano” e del “ noi non abbiamo colpa perché abbiamo ubbidito solo agli ordini” può aiutare a capire questi 39 mesi di guerra e di insuccessi. Stessa critica feroce dall’angolo politico e soprattutto dall’angolo diplomatico, branca questa della amministrazione dello Stato regina nel sottrarsi alle sue responsabilità.
Riassumendo, una guerra combattuta in contrapposizione all’alleato principale (non ci fu mai, come per gli Alleati, un Stato Maggiore integrato fra Italia e Germania, solo ufficiali di collegamento), con le tre Forze Armate rigorosamente separate, ognuno per conto suo a combattere la sua guerra, in una strategia assente in cui non era stato definito chiaramente l’obiettivo per cui si combatteva ( tanto è vero che ancora si cerca disperatamente di rispondere alla domanda: perché l’Italia è entrata in guerra?) .
La conclusione di questi 39 mesi sono la sconfitta e l’esaurimento delle capacità combattive dell’Italia. Come logico, in ogni guerra, si deve riconoscere la propria sconfitta e cercare di limitare al massimo le conseguenze della sconfitta stessa. Anche questa fase dal vertice Politico, dal Vertice Militare, ma soprattutto dal vertice Diplomatico è stata condotta in modo disastroso. Quello che doveva essere il termine della guerra o ancor più un rovesciamento delle Alleanze, operazioni queste in cui Casa Savoia costruì le sue fortune dal 1000 in poi, fu una tragedia in cui sprofondò l’Italia. Qualche anno fa si dibatté molto in questa che fu definita la crisi armistiziale se era “morta la Patria”, un dibattito tanto interessante quanto sterile se rapportato al termine al concetto di Nazione.
Una guerra, la Seconda Guerra Mondiale, dichiarata senza un chiaro obiettivo, condotta male, e conclusasi ancora peggio, è il precedente della Guerra di Liberazione.
(massimo.coltrinari@libero.it)


sabato 25 aprile 2015

NELLA DATA ANNIVERSARIA DELLA LIBERAZIONE UN PENSIERO REVERENTE A TUTTI I

 CADUTI

DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE.

A COLORO
 CHE VERAMENTE L'HANNO FATTA 
UN COMMOSSO ED AMMIRATO SALUTO 
DI GRANDE RICONOSCENZA

sabato 18 aprile 2015

La Guerra di Liberazione: che cosa è?


Riportiamo un brano del volume che si sta completando a margine dei corsi in essere, come contributo al dibatti in tema di esercitazione di gruppo:


Lotta che il popolo italiano….    Quindi la dizione “Guerra di Liberazione” è una convenzione dettata dall’approccio popolare coevo che sottolinea la volontà di una gran parte del popolo italiano di riprendere la propria sovranità e la propria autonomia in presenza di una guerra combattuta sul suo territorio. Guerra combattuta da eserciti stranieri, eserciti di Stati ex nemici che perseguivano i loro interessi e i loro progetti ed eserciti di Stati ex alleati che anche loro perseguivano i loro interessi e progetti che una volta erano i nostri. In realtà gli Italiani e l’Italia non avevano amici, ma solo stranieri che perseguivano i loro obiettivi. L’unica opportunità che era offerta all’Italia ed agli Italiani era quella di inserirsi nel solco di interessi ora degli ex alleati ora degli ex nemici, sovrapponendosi, per poter sopravvivere ed avere un domani la speranza di continuare ad essere Nazione ed eventualmente ancora uno Stato.
”Di Liberazione”: termine che, sempre nella accezione popolare era inteso come appoggio alla azione dei ex nemici ritenuti ormai i vincitori, contro gli ex alleati e quella parte di Italiani che li sostenevano, ormai ritenuti sconfitti ed espressione di un passato non più accettato.
Se questo può essere accettato, ovvero l’Italia come Stato nella comunità internazionale, rappresenta il connotato esterno, internazionale, variegato, complesso e in qualche caso contradditorio, che deve essere messo in relazione al connotato interno dell’Italia, ovvero degli Italiani come Nazione che rappresenta il connotato interno della Nazione italiana stessa.
 Gli Italiani era di qua e di la, chi era schierato con una parte chi con l’altra, a cui si doveva aggiungere quella componente che non si voleva schierare (attendismo) componente che aspettava di vedere chi fosse il vero vincitore, per poi dargli una mano (cosa che poi realmente accadde). Questa degli Italiani schierati e non schierati è uno dei retaggi più pesanti della Guerra di Liberazione, ove gli attendisti si sentono i vincitori approfittando di ogni opportunità per avere possibilità ulteriori per perseguire i propri interesse, gli sconfitti conservano forti e sordi rancori, cercando di giustificarsi e di giustificare la loro sconfitta ed i loro errori, rimuginando tradimenti e traditori, sognando un futuro che riverberi il loro passato, i “bei tempi”. I vincitori, all’indomani della fine della guerra, quasi la mattina successiva, hanno visto gonfiarsi a dismisura le loro fila, lì dove prima vi era uno, in poche ore è diventato centinaia di migliaia, annacquando e diluendo oltre misura tutto il bene, tutto il valore, tutto il portato di una scelta e di un significato.
La sommatoria di questo portato tra attendisti, vincitori e vinti, di fronte alle nuove generazioni è fallimentare, con il corollario del rifiuto delle medesime di voler conoscere e sapere questo tratto di storia italiana.
In prima approssimazione la Guerra di Liberazione è come detto la guerra del popolo italiano nel contesto della campagna d’Italia (1943.45) tra gli Alleati Angloamericani e la loro coalizione e la Germania ed i componenti della coalizione hitleriana; lotta volta ad sopravvivere, ad affermare la propria identità, di cercare di sopravvivere nella speranza di avere in futuro uno Stato su nuove basi e nuove idee e un nuovo patto sociale tra le classi dominanti e le classi dominate; necessità questa dalla constatazione che il vecchio Stato compromesso da una guerra disastrosa (1940-1943) conclusasi con un armistizio condotto in modo tragico e aberrante tale da trasformare l’Italia in un campo di battaglia in cui si confrontavano e si combattevano,  dopo due secoli, eserciti stranieri. Volontà comune questa di costruire un nuovo Stato, da tutti coloro che fecero una scelta, che si schierarono da una parte o da un'altra: tutti volevano un nuovo Stato, diverso da quello che era sprofondato nelle sabbie della crisi armistiziale del settembre 1943.

Questa è la Guerra di Liberazione nella configurazione che noi proponiamo.

(massimo.coltrinari@libero.it)

domenica 12 aprile 2015

Elisa BoNacini: un ricordo per la Pace. sI VA AVANTI


CONTINUANO LE RICERCA IN MERITO ALLO SBARCO DI ANZIO. CONTINUANO ANCHE I LAVORI PER L'EDIZIONE DEL VOLUME DEDICATO AGLI EVENTI DEL GENNAIO-MAGGIO 1944 SULLA SCORTA DI QUANTO STABILITO DURANTE L'ULTIMO CONVEGNO IN OCCASIONE DEL 71° ANNIVERSARIO. 
LA COLLABORAZIONE TRA LE VARIE PARTI E' OTTIMA, IN UN CONTESTO DI ACCORDI E SIMPATIA CHE SOTTOLINEANO I PIU' CHE VENTENNALI RAPPORTI CON COLORO CHE VERAMENTE AMANO LA STORIA E ANCOR PIU' AMANO FARE CULTURA 

venerdì 20 marzo 2015

Il Corpo Italiano di Liberazione e Ancona. Prefazione

IL volume è acquistabile presso tutte le libreria d'Italia. Oppure presso la casa editrice Nuova Cultura.
ordini@nuovacultura.it

Questa pubblicazione è in linea perfettamente con le motivazioni che hanno informato la gestione del settore “Cultura e Pubblica Istruzione” del Comune di Agugliano, sviluppata attivando tutte le iniziative miranti a definire l’identità storico-culturale della comunità aguglianese, nel rispetto delle sue specificità.
          Da qui l’ideazione e la creazione di organizzazioni strutturali e momenti importanti di ricerca e di studio che hanno contrassegnato l’attività del settore.
          Nel novero delle operazioni strutturali, va segnalata la promozione e la creazione del Centro Studi Storici di Agugliano e Castel d’Emilio, che ha coinvolto tanti cittadini sensibili a tali problematiche, promotore di seminari, convegni, incontri tutti codificati e fissati in pubblicazioni che rappresentano un patrimonio indelebile e fondamentale per il futuro.
          Questa associazione, insieme alla benemerita attività svolta dalla Biblioteca Comunale, ha rappresentato il braccio operativo di tutta l’attività proposta, organizzata e condivisa, prodotta dall’Assessorato alla Cultura e P.I.
          Tra le tante proposte offerte ai cittadini e agli studiosi non solo locali, vorrei ricordare - in occasione del 150° anniversario dell’Unità D’Italia - un partecipato e importante convegno sul Risorgimento che ha visto la presenza prestigiosa e apprezzata di Annita Garibaldi, ultima discendente dell’ “eroe dei due mondi”.
          Il Comune di Agugliano, per la prima volta, è stato inserito anche in un tour culturale (Grand Tour Cultura Marche 2013) importante a livello regionale, che ha compreso 8 iniziative riguardanti la presentazione di pubblicazioni soprattutto di carattere storico, che hanno catalizzato l’attenzione del pubblico intervenuto agli eventi.
          E’ importante rilevare che tante manifestazioni si sono svolte anche nella sede della Società Operaia di Castel d’Emilio, luogo storico, riconosciuto e ospitale della comunità casteldemiliese, che rappresenta un unicum da sottolineare e rispettare.
Luogo dichiarato Monumento Nazionale fin dal 1916, la cui storia è stata dovutamente trattata in un recente convegno intitolato: “ Castel d’Emilio: pagine di storia”, che ha aggiornato la ricerca in tutti i campi e prodotto una interessantissima pubblicazione degli atti.
Ancona. Il Maresciallo Alexander e il Gen. Leese allo Stadio Dorico per la parata dell vittoria il 31 luglio 1944.

Con il recente lavoro sugli stemmi delle due comunità comunali più rilevanti, quella di Agugliano e l’altra di Castel d’Emilio ( lo stemma di quest’ultima si è ritrovato recentemente grazie alla ricerca prodotta dal Centro Studi Storici) si è conclusa la codificazione delle forme espressive e visivamente simboliche della comunità.
I risultati di tutte le ricerche sono stati trasmessi anche alle scuole locali, quale dinamica conclusiva che garantisce la conoscenza e la diffusione degli elementi primari d’integrazione per una tradizione riconosciuta e condivisa, specifica e caratterizzante Agugliano.
Anche i documenti relativi ai convegni svolti su tematiche locali, atti e libri, sono stati donati alle biblioteche scolastiche, quali strumenti necessari per conoscere il paese e sviluppare quella identificazione positiva e consapevole che parte dalle radici storico culturali del luogo in cui si vive.
Pertanto approfondire e completare alla luce di nuove e importanti documentazioni un altro momento storico per la comunità quale è la “Liberazione” dalla barbarie nazi-fascista del 1944 avvenuta all’alba del 18 luglio 1944 ad opera delle truppe polacche, rappresenta un tassello fondamentale per la definizione storico culturale del paese.
Come è noto il “passaggio del fronte” in Agugliano è inserito nella cosiddetta seconda battaglia di Ancona, ed ha prodotto lutti e terrore nella popolazione civile, come è perfettamente documentato dall’autore.
Momenti tragici che ancora sono ricordati e tramandati ai più giovani come monito, affinché la conoscenza dei fatti non sia mai disgiunta dalle valutazioni che servono per interpretarli e capire le cause che li hanno prodotti.
Perciò ritengo sia molto importante la serie di manifestazioni create in occasione del 70° anniversario del passaggio del fronte (1944-2014) insieme alle amministrazioni comunali di Polverigi e Camerata Picena e alle associazioni quali il Centro Studi Storici di Agugliano e Castel d’Emilio, la Mediateca Giamagli di Polverigi e l’Associazione Storica del Cassero di Camerata Picena.





Questi eventi si concretizzeranno in una serie di mostre di carattere storico organizzate nei tre centri e si concluderanno il 19 luglio in Agugliano, con un grande convegno che si terrà in Piazza V. Emanuele II, dove si percorreranno tutti i momenti del passaggio del fronte e della successiva liberazione dei tre comuni.
A questo convegno interverrà anche il Gen. Coltrinari che, essendo nativo di Castel d’Emilio, arricchirà con racconti e testimonianze raccolte nel nostro territorio il suo intervento sulla tattica militare degli schieramenti in campo 70 anni fa, di cui questa pubblicazione rappresenta la fonte aggiornata e importantissima di  riferimento.


Agugliano, 31 marzo 2014


Aroldo Berardi
Assessore Cultura e Pubblica Istruzione

Comune di Agugliano