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martedì 18 novembre 2014

Pistoia: 8 Novembre 2014. Convegno Soldati Pistoiesi e Toscani in Albania e Montenegro

(da Lia Tosi; organizzatrice del Convegno):
I PISTOIESI NELLA RESISTENZA IN ALBANIA
VEDI VIDEO SU:
https://www.youtube.com/watch?v=cWBDFLeBj7k
(durata: 4 minuti)
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http://www.stamptoscana.it/articolo/notizie-toscana/guerra-dei-pistoiesi-in-albania-montenegroLa guerra dei Pistoiesi in Albania e Montenegro
Pistoia – Si è tenuta oggi, sabato 8 novembre, nella sala Maggiore del Palazzo Comunale la giornata di studi Soldati pistoiesi e toscani nella Resistenza in Albania e Montenegro 1943-1945.
L’iniziativa, suddivisa in due sessioni, stamani è stata dedicata all’Albania, mentre nel pomeriggio si parlerà del Montenegro. Il periodo analizzato va dalla caduta del fascismo alla crisi con l’armistizio dell’8 settembre 1943. Ad aprire il convegno è stato il sindaco Samuele Bertinelli cui sono seguiti gli interventi del generale Luigi Marsibilio, con la sua profonda esperienza di analista strategico, dello storico Massimo Coltrinari, autore di prestigiose monografie relative all’8 settembre in Albania e dalla docente dell’università di Tirana Nevila Nika che, prima di impegnarsi nell’insegnamento di scienze archivistiche all’università di Tirana, come direttrice dell’Archivio di Stato ha scoperto il fondo delle lettere italiane. Alla prima parte del convegno hanno partecipato numerose persone tra le quali studiosi pistoiesi e studenti dell’istituto tecnico Silvano Fedi-Enrico Fermi di Pistoia.
Nel pomeriggio, a partire dalle 15.30, hanno partecipato Miograd Lekic, già ambasciatore della Jugoslavia e poi ministro degli Esteri del Montenegro, oggi docente dell’Università Luiss e Jelena Djurovic, direttrice della Biblioteca Nazionale del Montenegro, attiva in molti progetti europei. Inoltre interverrà anche lo storico Eric Gobetti, autore di tre monografie su questi temi che nel 2013 ha realizzato, come consulente storico per RaiStoria, la trasmissione in tre puntate “La Divisione Garibaldi”.
Quella dei soldati pistoiesi e toscani che parteciparono alla Resistenza contro i nazisti in Albania, Montenegro, Sangiaccato – Resistenza che incomincia e si manifesta ancora prima di quella italiana – è una pagina di storia nazionale poco nota perché a lungo taciuta e raramente studiata. Tra numerose difficoltà, pur colti impreparati dall’armistizio, molti di questi uomini rifiutarono di arrendersi e consegnarsi ai tedeschi, ma si batterono al fianco delle formazioni partigiane locali, contribuendo non poco all’andamento della guerra contro il nazismo.
Intanto le lettere dei militari italiani e dei loro familiari degli anni 1944-45 mai consegnate per circostanze diverse, per censura o per difficoltà di inoltro, e conservate nell’Archivio di Stato di Tirana, arriveranno tutte, sia pur in fotocopia, a Pistoia per far parte di un fondo di documentazione sulle vicende degli italiani dopo l’8 settembre in Albania e Montenegro.
La giornata di studi fa parte di un più ampio progetto del Comune e del Cudirindirizzato a sviluppare la ricerca su temi che riguardano Pistoia e i suoi abitanti durante il secondo conflitto mondiale e la Resistenza, non solo locale.

giovedì 6 novembre 2014

Guerra di Liberazione: V Fronte. La Prigionia in Russia

Nel documetare l'archiettura di una nuova Rivista, alla voce "Articoli" si era utilizzato questo riportato sotto di Cosimo Finiguerra e della sua magnifica idea di andare a cercare in Russia la tomba di un famigliare ivi Caduto.
Per dettagli www.prigiioniadiguerra.blogspot.com



CONTRIBUTI


Sui sentieri della storia alla ricerca della memoria
Due cittadini taurisanesi nel cimitero di Kirsanov (Russia):
 Luigi Ciurlia e Pasquale Damiano


Cosimo Finiguerra[1]

In un mondo frenetico, ove il consumismo divora l’effimero senza conservare alcunchè, l’uomo pur alle prese con i suoi bisogni quotidiani non può dimenticare il suo passato; riaffiora infatti a tal proposito un antico adagio” Historia est magistra vitae”… poichè senza memoria non può esserci Storia e un Popolo che non conserva la propria memoria non può avere una Storia  e  quindi un Futuro, in quanto alla fine….”noi siamo il nostro passato” (Pitagora).
Eravamo agli inizi  di agosto del 2010, allorquando su tutti i telegiornali del mondo venivano diffuse immagini apocalittiche di distruzione, causati dal divampare del fuoco che in quei giorni in Russia bruciava centinaia e centinaia di ettari di boschi mettendo a repentaglio la vita dei piccioli villaggi russi, nascosti in mezzo alla foresta. Proprio in quel preciso momento, sfidando il fuoco, con autentico spirito alpino ove si obbedisce solo ad un dovere o comando e non ci si cura del pericolo, ho sentito il bisogno di soddisfare un’atavica e masi sopita aspirazione della mia anima . intraprendere un lungo viaggio (sia pure comodamente in aereo e non con le tradotte militari come invece capitò ai nostri sfortunati fratelli italiani) con destinazione “la steppa”, proprio nel cuore della Russia < alla ricerca della memoria sui sentieri della storia>. Volevo infatti raggiungere quella che fu una delle zone operative di guerra e di prigionia ove venne per  sempre anientata la vita di migliaia di innocenti soldati italiani e non, durante la 2^ guerra mondiale. Proprio lì ho cercato due dei nostri sfortunati  concittadini taurisanesi: Luigi Ciurlia ( mio pro-zio, nato a Taurisano il 6.12.1912, morto a Kirsanov il 18.3.1945) e Pasquale Damiano (nato a Taurisano il 7.11.1913, morto a Tambov l’11.4.1943) Entrambi dati per dispersi (in Montenegro) dai documenti ufficiali, rispettivamente  fino agli anni 1983—1995.
Luigi Curlia

Entrambi avevano lasciato in fasce un figlio, mai potuto cullare o accarezzare (sono i cosiddetti orfani di guerra che l’amaro destino ha consegnato all’amore silenzioso e materno delle vedove, anch’esse eroine nel lutto per la Patria). E’ ovvio che in detti orfani e nella loro storia/tragedia personale, simbolicamente si può  intravedere il dramma di tante altre famiglie che hanno dato alla Patria, i propri figli migliori, poichè comune è stato il destino.

Orbene atterrato a Domododiewo (aeroporto di Mosca), mi viene incontro un  tassista privato con una interprete italo-russa (già contattati).Sono  le ore 9 del mattino del 15 agosto 2010, partiamo immediatamente con destinazione Tambov, a 500 chilometri a sud di Mosca, ove attraverso una strada sconnessa che taglia in due la foresta ( a  tratti in pieno incendio ma che si estende solitaria per centinaia e centinaia di km) arriviamo nel tardo pomeriggio.
Chiedo di essere portato nella “Rada” di Tambov ( a 5 km fuori  città), triste teatro di guerra e luogo di prigionia dei due nostri concittadini, ove con l’ausilio di un docente locale di storia, individuo il famigerato campo di internamento n.183 esteso ben 8 kmq. In esso rinvengo solo alberi (larici, faggi, betulle), in parte divorati dal fuoco di quei giorni che miracolosamente si è fermato all’altezza della Croce. (doc.1), mentre al  centro del campo di internamento vi è un rudere, segno evidente del posto comando ormai dirupato ove alloggiavano i soldati russi che tenevano sotto tiro in mezzo al freddo ed all’ululato dei lupi i prigionieri di guerra (italiani compresi).
A pochi metri di distanza, sotto gli alberi inizio ad individuare e fotografare una serie di “fosse comuni” (doc.2-3) ove riposano le spoglie indistinte di tanti caduti, tra cui il nostro concittadino Pasquale Damiano, (padre di Mario Damiano).
La vista mi raggela l’anima; non disperando, inizio a fare una serie di domande a raffica al docente attraverso l’interprete, allorquando ad una  mia precisa domanda: “ quanti sono gli italiani qui sepolti”, egli dopo aver consultato una fotocopia di  un documento ufficiale in cirillico, mi risponde “6720 italiani” aggiungendo: “sono  tutti qui  in queste fosse comuni”. (doc.4).
D’istinto  mi genufletto sulla prima fossa che mi è davanti pensando idealmente di abbracciare con un gesto d’amore e di disperazione tutti quanti indistintamente, poichè la morte non ha nazionalità, sollevato da un unico conforto: in quelle fosse comuni tanti soldati di diversa provenienza e forse in vita nemici o contrapposti, continuano a rimanere abbracciati l’un l’altro come fratelli e per sempre.
Il giorno dopo (16.8.2010), di buon mattino, insieme ai miei compagni di viaggio mi dirigo ancora più a sud in direzione del Don, alla volta di Kirsanov.
Dopo 87 km  giungiamo in un piccolo villag,gio. All’ingresso del paesino rurale vi è una stele con la data di fondazione del villaggio (1779).
 Senza chiedere informazioni ad alcuno, indico all’autista di puntare verso la periferia ove con spirito d’avventura ed  una buona dose di fortuna, ad un certo punto intravedo un campo recintato e infestato da sterpaglia intervallata da piccole croci nere, mentre all’ingresso si erge possente una grande Croce bianca (doc.5) recante in cima l’immagine scolpita di Cristo Redentore (ironia della sorte trattasi di una croce in cemento realizzata alla fine della I^ guerra mondiale da soldati italiani, anch’essi prigionieri dei russi: dalmati, triestini e friulani, i quali anche loro accettarono la prigionia pur di rimanere “italiani”.
Il campo, in stato di abbandono è il cimitero militare di Kirsanov: il mio sogno si è avverato; sono  arrivato finalmente a deporre un fiore sul luogo ove spirò il 18.3.1943 Luigi Ciurlia (mio pro-zio ex parte materna) in ciò nel desiderio di surrogare il gesto che il figlio Stefano Ciurlia voleva compiere da 65 anni.
Indescrivibile l’emozione che mi assale in quell’istante dell’ingresso a quel luogo sacro, soprattutto per le giovani vite che quella terra custodisce e che  la Storia sulla Russia vuole come “sconsacrata” ed ove riposano ben 64 prigionieri italiani.
Detti prigionieri morirono in mano russa nell’antistante costruzione, all’epoca già sede di scuola elementare, requisita dai militari  ed  adattata ad infermeria o posto di primo soccorso (la maggior parte dei nostri soldati erano stati catturati nei dintorni dai russi e portati in quell’accampamento perché feriti o congelati come Luigi Ciurlia – peraltro già prigioniero a Tambov , il quale giunse a a Kirsanov con un congelamento agli arti inferiori che poi ne determinò il decesso.
Credevo in quel momento di aver coronato il mio sogno, varcando il ponticello di ingesso  al     cimitero (ove peraltro  riposano in < fosse comuni> le spoglie di soldati di diverse nazionalità: oltre ai 64 italiani, vi sono sepolti ungheresi, rumeni, francesi e tedeschi), ma non avevo fatto i conti con il problema principale; come identificare la fossa effettiva  dove riposava mio zio.
 Il problema principale era dato  dal fatto che il cimitero è costellato da numeri bianchi in sequenza (da 1 a 331) incisi su di una lastra di ferro color nero conficcata nel terreno (trattasi infatti di fosse comuni dove riposano da 2 ad un massimo di 5 soldati: da informazioni assunte, veniva aperta una fossa al giorno dagli stessi prigionieri in vita che provvedevano alla sepoltura).
Senza perdermi d’animo mi reco presso il locale Municipio ove vengo ricevuto dal Sindaco che a sua volta mi affida al segretario comunale; dott.ssa Volcova Galina Maximovna. Illustro il motivo della mia visita e chiedo di rilasciarmi un documento ufficiale che attesti l’effettiva sepoltura di Luigi Ciurlia in quel cimitero e possibilmente il numero della tomba/fossa. Il segretario comunale dà subito disposizioni ed in cinque minuti l’impiegato e ritorna con un libro ingiallito dal tempo che il segretario sfoglia ed immediatamente individua l’elenco dei soldati italiani ivi sepolti, battuto a macchina in caratteri cirillici. Ad alta voce legge in russo: “ Ciurlia Luigi di Stefano. 1912 Taurisano, soldato morto il 18.3.1945, tomba n° 18
A quel punto chiedo che mi venga rilasciata copia del documento e dopo un primo rifiuto insisto,facendo tradurre all’interprete il mio rammarico; “Signora, la prego di rilasciarmi una fotocopia; la guerra è finita dal 1945 e sono venuto in segno di pace e di riconciliazione”; finalmente il segretario mi consegna copia dell’elenco dei 64 soldati italiani sepolti a Kirsanov (una vera esclusiva. ved. stralcio all. doc.9). Ringrazio e ricambio la cortesia consegnandole lo spartito musicale dell’opera “Kirsanoff” scritta dal compianto maestro taurisanese Martino Manco su parole/lirica di Stefano Ciurlia (doc.6).
Torno quindi al cimitero felice di poter portare finalmente un fiore sulla tomba di mio zio e nel tragitto mi imbatto in un ufficiale russo in divisa che invito a seguirmi per accendere insieme una candela alla memoria nel cimitero di Kirsanov; con fare gentile l’ufficiale mi segue e sulla tomba  degli italiani ci stringiamo la mano in segno di pace  consegnandoli un ramoscello di ulivo portato da Taurisano (doc.7), così riconciliando simbolicamente due Popoli sui luoghi di guerra ed in mezzo alle tombe di tanti morti per la libertà di tutti, indistintamente.
La mia visita termina a Kirsanov attorno alle ore 15 del 16.8.2010 sotto un solleone, mentre mi inginocchio sulla tomba n°18 e depongo un mazzo di fiori ed una foto del tempo di mio zio Luigi, dopo aver piantato una piccola bandiera dell’Italia, a mò di rivendica nazionale in  quei luoghi tanto tristi e solitari (doc.8)
Accompagno la mia preghiera con un gesto spontaneo “benedicendo laicamente” con un segno di croce quella terra per me sacra, ma finora per i più, terra “sconsacrata” secondo la tradizione comunista, ove però ora il popolo russo ha ritrovato la speranza che diviene anche lì preghiera” di pace e d’amore per l’unico Dio.




[1] Relazione del Viaggio compito in Russia a Tambov-Kirsakov il 15-16 Agosto 2010, ed apparsa sul quotidiano Nuova Taurisiano, Anno XXII, n. 2, luglio 2011.  L’Autore ha prodotto un filmato di questo viaggio della durata di 22 minuti, che è stato presentato al Convegno 2Soldati Salentini” svoltosi a Gallipoli il 22 novembre 2012.

sabato 1 novembre 2014

Nel ricordo di Bulow.Cesena 31 ottobre 2014

Foto ricordo con Errani, il collaboratore di Boldrini negli anni del 1944 1945
Quando collaboravano con il Gruppo di Combattimento Cremona nell'area paludosa d
Comacchio

Rifugio in un pagliaio nella pianura organizzato come base partigiana

Daniele Valenti ha organizzato questo evento che permette di evidenziare il rapporto tra le forze regolari del Regio Esercito e quelle popolari della Resistenza in pianura nell'inverno 1944_1945. Una mostra documentaria di valore.

mercoledì 29 ottobre 2014

Giornale "Il Secondo Risorgimento d'Italia. 1999

INDICE DEGLI ARTICOLI PUBBLICATI NEL 1999


                                                      Il Secondo Risorgimento d'Italia
Anno IX N. 1.2.3 Gennaio Marzo Aprile 1999

Il Presidente Scalfaro appunta la M.O.V.M. sul Gonfalone di Mignano Monte Lungo

Redazionale

Il Sindaco di Mignano Monte Lungo ringrazia il Capo dello Stato dopo la consegna della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Città.

N. 1-2-3, pag. II di copertina

Luigi Poli
Alle soglie del Terzo Millennio
I Veterani della Guerra di Liberazione ancora in prima linea
La vitalità espansiva della nostra Associazione
N. 1-2-3, pag. 1
 
Silvio Sirigu

Il presidente Scalfaro ha saldato il conto con le Forze Armate della Liberazione

La Medaglia d’Oro al Valor Militare a Mignano consacra l’eroismo del popolo e dei soldati di Montelungo

N. 1-2-3, pag. 2, 3, 4

(Redazionale)

Cenni storici sugli eventi di Mignano Montelungo

N. 1-2-3, pag. 5

(Redazionale)
Il Commosso intervento del Sindaco di Mignano Montelungo

N. 1-2-3, pag. 6,7


Redazionale (Silvio Sirigu)

Il rientro a Mignano dal Quirinale
Una autentica apoteosi di popolo accoglie il Gonfalone con la M.O.V.M.
Riconoscimento di Poli a De Luca
N. 1-2-3, pag. 8, 9, 10, 11

Redazionale

La solenne celebrazione eucaristica di ringraziamento officiata dal Vescovo di Teano, Mons. Tommasiello, conclude la storica giornata di Mignano Montelungo

N. 1-2-3, pag. 11

Redazionale
Cenni storici sull’eccidio di Bellona
N. 1-2-3, pag. 12

Prof. Giuseppe Pezzulo
Il discorso del sindaco di Bellona
N. 1-2-3, pag. 13

Silvio Sirigu
Mentre scoppia la storiografia del mondo partigiano è all’anno zero quella sui volontari delle Forze Armate
N. 1-2-3, pag. 14

Giuseppe Conti
I volontari nelle Forze Armate del Regno d’Italia
Campagna settembre  1943 – maggio 1945

N. 1-2-3, pag. 14, 15, 16, 17, 18


Redazionale
Il battaglione San marco nella Guerra di Liberazione
N. 1-2-3, pag. 19

Anna Baldinotti
La Difesa di Roma Prima battaglia della resistenza
N. 1-2-3, pag. 20, 21

Goffredo Mencagli, Massimo Coltrinari
I Carabinieri in servizio d’istituto nella testa di ponte di Anzio ( 22 gennaio –25 maggio 1944)
N. 1-2-3, pag. 22, 23, 24, 25

Gennaro Trotta
La Guerra degli Arditi del IX Reparto d’Assalto nel 1944
Dalla rocca di Finigli ad Acqualagna non… a caccia di tartufi
N. 1-2-3, pag. 26, 27, 28

 Redazionale
Il 9° “Col Moschin” degli Arditi paracadutisti
N. 1-2-3, pag. 29

Redazionale

Ricordo di Ettore Fuci

N. 1-2-3, pag. 30, 31

Edoardo Giorgi di Vistarino

Gianfranco Giorgi di Vistarino

Grande Italiano Valoroso combattente

N. 1-2-3, pag. 32

Redazionale
San Giovanni Valdarno ricorda i 1500 giovani toscani che si arruolarono per conquistare la libertà
N. 1-2-3, pag. 33

Adolfo Mastrantonio
Giustizia sommaria… Ma Scoccimarro fu comprensivo
“Delicatezze” della nascente democrazia verso un paracadutista audace nel difendere l’Esercito
N. 1-2-3, pag. 34, 35

Stefania Marini

L’uomo e lo scrittore

Secondo Tranquilli. Fu un valoroso combattente…ma Ignazio Silone un anti-eroe imbevuto della fede negli uomini che soffrono

N. 1-2-3, pag. 36

Paola Del Din
Perché Tullia Zevi?
Tra i martiri delle Ardeatine e quelli delle Foibe e dell’olocausto nessuna distinzione può essere
N. 1-2-3, pag. 36


Lorella Romagnoli

Celebrati ieri a Palazzo vecchio gli 80 anni del decano della critica letteraria

Firenze porta un giglio a Geno Pampaloni, combattente della Guerra di Liberazione

N. 1-2-3, pag. 37

Vittorio Emanuele Bravetta
Nel bicentenario ..echi di altri tempi
Il “Viatico Tricolore”
N. 1-2-3, pag. 37

Redazionale
Una lieta “sorpresa” di Scalfaro per Alessandro Cicogna- Mozzoni
N. 1-2-3, pag. 38

Redazionale
Gian Paolo Sechi: un generale dei Carabinieri on line con la leggenda della Benemerita
N. 1-2-3, pag. 38


Redazionale
Aeronautica: Andrea Fornasiero, nuov Capo di Stato Maggiore
N. 1-2-3, pag. 38

Redazionale
Il Calendario dell’arma 1999 dedicato alla “Donna” del Carabinierie
Benemerita della Benemerita
N. 1-2-3, pag. 38

Alessandro Cortese De Bosis

La Guerra di Liberazione ci riportò nel consesso internazionale

Da Yalta a Maastricht

La Lunga marcia verso l’Europa

N. 1-2-3, pag. 40,41, 42

Carlo Formelli

Pamplet: un saggio sulla violenza

La Guerra è femmina!

N. 1-2-3, pag.  42


Cristin Rossi

Gli USA volevano occupare l’isola militarmente

La Politica di Waschington verso la Sardegna ne secondo dopoguerra

N. 1-2-3, pag.  43, 44


Redazionale (a.a.m.)
Per il Giubileo si restaura l’Altare della Patria dove il 4 novembre 1921 fu tumulato il  Milite Ignoto
N. 1-2-3, pag. 45, 46

Gaetano Quagliarello

Nella “Romagna del Duce”

Il Sindaco diessino di Predappio riapre Casa Mussolini

Era chiusa dal 1944. Allo studio anche un progetto per la nascita di un Centro Studi

N. 1-2-3, pag.  43, 44

Sen. Luigi Manfredi

Un disegno di legge d’iniziativa del sen. Luigi Manfredi

Istituzione presso il Ministero della Difesa dell’Ufficio Centrale di ricerca storica sul comportamento delle forze armate durante la guerra di liberazione, le missioni di pace, e gli interventi durante le pubbliche calamità

N. 1-2-3, pag.  48


Attualità Associativa

La Penetrazione nelle Scuole dell’ANCFARGL

Molte e notevoli le iniziative del prof. Testa

N. 1-2-3, pag. 49

Attualità Associativa Presidenza

Programma generale- calendario delle manifestazioni previste peril 1999

N. 1-2-3, pag. 50

Attualità Associativa Presidenza
Il 23 e 24 marzo a Chianciano il Consiglio Nazionale
Ordine del Giorno dei Lavori
N. 1-2-3, pag.50

Attualità Associativa Fondazione
 Avviso
Sottoscrizioni 1999
N. 1-2-3, pag. 50, 51, 52

Attualità Associativa
Sezione di Sydney
La celebrazione delle ricorrenze del 4 novembre e di Montelungo
N. 1-2-3, pag.  53

Attualità Associativa (Soarez Scrivanich de Ivanovic)
Sezione di Adelaide
Comunicazione
N. 1-2-3, pag.  53

Attualità Associativa (Soarez Scrivanich de Ivanovic)
Sezione di Melbourne
Festeggiato il 55° di Montelungo
N. 1-2-3, pag.  54

Attualità Associativa
Sezione diBergamo
N. 1-2-3, pag.  55

Attualità Associativa
Sezione di Brindisi
N. 1-2-3, pag.  56

Attualità Associativa
Sezione LI Bersaglieri AUC
E’morto il capitano Piero Scamuzzi
N. 1-2-3, pag.  56


Attualità Associativa
Sezione di Firenze
E’ deceduto il Vice Presidente dr. Giorgio Dei
N. 1-2-3, pag.  56

Attualità Associativa
Sezione di Gorizia
E’ morto il nostro Paolo Bertossi, l’Austriaco
Il più italiano degli italiani che ha onorato Gorizia e la nostra Associazione
N. 1-2-3, pag.  57

Attualità Associativa
Sezione Milano
Il Comune conferisce la Medaglia d’Oro di benemerenza alla nostra Associazione
Nel Famedio del Cimitero Monumentale
Scoprimento lapide commemorativa dei Milanesi caduti nella Guerra di Liberazione
N. 1-2-3, pag.  58



Attualità Associativa (S. Cassarà)
Sezione di Palermo
La gradita visita del gen. Bruno Loi
Scambio di auguri per il 1999
N. 1-2-3, pag.  59,60

Attualità Associativa
Sezione di Roma
Ordine del Giorno votato dalla Assemblea
N. 1-2-3, pag. 60,61

Attualità Associativa  (Redazionale)
Pomezia: cerimonia per i caduti tedeschi
N. 1-2-3, pag.  61

Attualità Associativa (S. Cassarà)
Sezione di Torino
Commemorata la battaglia di Montelungo  alla Caserma “Morelli”
N. 1-2-3, pag. 62

Attualità Associativa
Sezione di Trieste
La Sezione a Caporetto e nella Risiera di san Sabba
N. 1-2-3, pag. 62



La Posta del Direttore
Valentino Pisani: Una inedita testimonianza per la Storia: L’Assassino di Muti e di Cavallero
Giuseppe Griffa: Vergogna! Non trovano poche lire per noi
Versamenti per il Seconod Risorgimento d’Italia

III di Copertina
I Gonfaloni di Bellona e di Mignano Montelungo decorati al Quirinale l’11 marzo 1999

IV di Copertina

Il Caloroso abbraccio dei Veterani della Liberazione al Presidente della Repubblica in Melbourne

lunedì 27 ottobre 2014

Bologna: Ricordata la battaglia di Via Lame



RICORDARE CHI HA VERAMENTE COMBATTUTO PER LA LIBERTA' D'ITALIA E' UN DOVERE OLTRE CHE UN PRECISO IMPEGNO A PRESERVARE UNA MEMORIA CHE NON DEVE ESSERE DISPERSA. 

martedì 21 ottobre 2014

Ricordato il rastrellamento del ghetto del 16 ottobre 1943

Deposita una corona d'alloro alla lapide che ricorda il concentramento degli ebrei rastrellati nel ghetto il 16 ottobre 1943

Gli ebrei sostarono al Collegio Militare oper oltre quattro giorni prima di essere portati alla Stazione Tiburtina e quindi avviati verso i campi di sterminio in Polonia

Il ricordo di un passato tragico fa riflettre su un presente in cui sono presenti le stesse situazioni che determinarono simili tragedie

lunedì 20 ottobre 2014

Bologna 18 ottobre 2014. Convegno: 1944. La Lotta Armata

In occasione del 70° della Resistenza in città e nella provincia di Bologna

Convegno di studi

1944:La lotta armata

18 ottobre 2014, ore 9.30/13.30

[Cappella Farnese, Comune di Bologna]

Piazza Maggiore

Saluti del Sindaco: Virginio Merola

e del Presidente dell’ANPI:
Renato Romagnoli “Italiano”

Interventi:

Massimo Coltrinari: Il rinato Esercito italiano

Luciano Casali: La guerriglia in città

Andrea Rossi: Le battaglie di Bologna

Mariachiara Conti: Il ruolo dei GAP

Francesco Grassi: La popolazione dell’Appennino

tra esercito, partigiani e tedeschi
 
 
Il Convegno ha visto una significativa presenza di pubblico, tra cui numerosi soldati e aprtigiani che la guerra l'hanno fatta per davvero. Interessante la presenza di due giovani ricercaotri, che hanno appena finito il dottorato di ricerca, che sottolinea come questi argomenti interessano i giovani se a proporlo sono "anziani" dal profilo cristallino e più attenti alla ricerca storica che ad autocelebrarsi, e dal sereno e costruttivo clima di esposizione e di confronto che si è avuto per tutta la durata del convegno.
La relazione di massimo Coltrinari, dal 23 ottobre 2014, è disponibile nella versione "bozza" , su www.corpoitalianodiliberazione.blogspot.com, mentre una sintesi della manifestazione, per il Gruppo Studenti e Cultori, è su www.coltrinarimassimo.blogspot.com
Agli organizzatori dell'ANPI un vero compiacimento per la bella organizzazione 

giovedì 2 ottobre 2014

La dove le Associazioni funzionano

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA
COMITATO PROVINCIALE dI PERUGIA
Via Cave, 7 -06034 Foligno, tel. 3391312122  e-mail: cabaumbro@libero.it


Foligno, 27 settembre 2014

Agli iscritti e simpatizzanti

Oggetto: nuovi incarichi nel Comitato Provinciale

Con riferimento agli ideali che ci accomunano, invio i risultati dell’assemblea del Comitato Provinciale, nel quale abbiamo eletto i nuovi organismi dirigenti. Il Comitato Provinciale si è riunito sabato 13 settembre u. s nella sede della Camera del lavoro CGIL di via Bellocchio 26 in rappresentanza di 600 iscritti, in ragione di 14 sezioni della provincia di Perugia. Come invitati. parteciparono l’On. Walter Verini, il segretario regionale CGIL Mario Bravi, il segretario regionale SPI-CGIL Oliviero Capucini.
La problematica era incentrata sulla crisi che si manifesta, per ragioni anagrafiche, nel passaggio del Sodalizio dalle mani dei Partigiani a quelle delle generazioni postbelliche e successive.
L’ANPI in Umbria è stata fondata nel 1945 nelle città di Terni, Todi, Spoleto, Foligno, Perugia, Umbertide, Pietralunga e Città di Castello; ora ha sedi anche a Porano, Narni, Amelia, Ferentillo, Bevagna, Nocera Umbra, Marsciano, Castiglione del Lago, Perugia università, Perugia centro, Montone e Citerna/San Giustino, organizzate in due Comitati Provinciali.
Quello di Perugia ha avuto alla guida ininterrottamente dei compagni Partigiani e l’ultima presidenza, illuminata e segnata da una profonda conoscenza dei fatti resistenziali, è stata dell’avvocato Francesco Innamorati, arruolatosi volontario nella Divisione Cremona. In precedenza si sono avute quella della generosa staffetta partigiana Paolino Montacci e quella storica, di 34 anni continuativi dal 1975, del comandante della brigata San Faustino-Proletaria d’urto capitano dott. Mario Bonfigli.
Il Comitato ha concordato di continuare la testimonianza dei valori e della storia della Resistenza e di difendere la Costituzione partigiana. Ha assunto l’impegno di dare più visibilità e presenza all’ANPI promuovendo negli Organismi Istituzionali, nella popolazione e nelle scuole la cultura democratica e antifascista, coinvolgendo, per meglio operare, nelle strutture interne il maggior numero di aderenti. All’assemblea, presieduta da Guido Maraspin, è stato presente il dott. Carlo Ghezzi, componente del Comitato nazionale ANPI e responsabile organizzativo delle regioni Umbria, Toscana e Marche. Dalla votazione sono scaturiti i seguenti eletti:
Ufficio di presidenza: presidente Giovanni Simoncelli di Foligno e vice presidenti Mari Franceschini di Citerna, Franco Palini di Bevagna e Alessandro Ciamarra di Spoleto; segretario Francesco Berrettini di Perugia e tesoriere Zaira Ugolini di Castiglione del Lago.
Commissione dei garanti: Manlio Marini di Foligno, Anna Rana di Perugia, Anna Maria Pacciarini di Città di Castello.
Revisori dei conti: Alfio Bonci di Città di Castello, Mauro Bini di Marsciano, Carlo Zoccoli di Todi, Germano Sampaolo di Nocera Umbra, Daniele Canini di Montone.
Presidenti onorari: Francesco Innamorati, Gian Paolo Loreti e Mirella Aloisio.
Con la fiducia di continuare nella strada che ci hanno indicato i Partigiani
Ora e sempre Resistenza

Giovanni Simoncelli

mercoledì 1 ottobre 2014

Cesena: Anniversario della liberazione. Conferenza 31 ottobre 2014.



Conferenza di Massimo Coltrinari 
organizzata da Daniele Vaenti 
sull'azione del Corpo Polacco nella Liberazione di Cesena. 20 ottobre 1944.

giovedì 25 settembre 2014

Patria Indipendente. Numero Speciale per il 25 Aprile 2014

Per tradizione Patria Indipendente, la rivista dei  Partigiani d'Italia dedica un numero speciale alla data del 25 Aprile. Una tradizione che si rinnova ogni anno e che è ancora più apprezzabile in un panorama pubblicistico delle associazioni combattentistiche sempre più scarso.
(vedi post  di questo blog in data 14 maggio 2014)
 
riportiamo l'articolo di Massim Coltrinari dedicato ad uno dei maggiori episodi della crisi armistiziale
 
Cefalonia

 
“Capire è impossibile, ricordare è un dovere”

Cefalonia e le altre Cefalonie dell’armistizio del 1943.

 

Oggi citare Cefalonia nella pubblica opinione italiana ha un preciso significato: il sacrifico  di migliaia di soldati italiani per mano tedesca trucidati senza alcun motivo come rappresaglia e punizione per l’uscita della guerra l’8 settembre 1943 da parte dell’Alleato Italiano. In più si può aggiungere che tanta ferocia era la reazione tedesca alla constatazione, nel settembre 1943, che la guerra era perduta. L’Italia l’aveva compreso e cercava di uscirne sena altre tragedie, la Germania perseverava..

 Cefalonia ha assunto un valore simbolico, segno di sacrifico e dedizione alla Patria. Questa presa di coscienza è dovuta principalmente all’azione del Presidente Ciampi che dal 2003 in poi ha voluto riportare al centro della attenzione questo immane sacrifico dei saldati italiani, lui che ha subito, come sottotenente autiere, il dramma armistiziale in Grecia.

Ma fino a Ciampi per molti italiani Cefalonia non voleva dire alcunché. Anzi era meglio non parlarne, per non andare fuori del “ politico corretto”, soprattutto nell’ambito della storiografia accademica e non. Gli stessi Reduci non preferivano parlare di questo segmento di storia della Guerra di Liberazione e l’intero mondo della Resistenza dei militari Italiani all’estero rimase confinato nella memorialistica e nei ricordi e testimonianze personali.

 

Come il processo Eichmann nel 1962 è servito per far entrare nella coscienza del mondo e soprattutto europea quello che è stata non solo la Scioah, ma anche lo sterminio del “ diverso” (gli ammalati di mente, i diversamente abili, gli omosessuali, gli oppositori politici, i Rom, i testimoni di Geova, gli esseri considerati inferiori  come lo erano i prigionieri russi e in genere gli slavi ecc.), così Cefalonia rappresenta per la coscienza italiana il sacrificio del soldato italiano che si innesta in quello rappresentato all’Internamento in Germania ( siglizzato nella formula I.M.I) frutto della tragedia armistiziale.

Che cosa era successo a Cefalonia?

Isola Greca , insieme a Corfù, era presidiata dalla Divisione di Fanteria da Montagna “Acqui”, al comando del gen. Gandin, , che aveva in organico 11.500 uomini per l’occupazione di queste importanti isole greche. A questi uomini si aggiunsero all’indomani dell’armistizio, oltre 4000 uomini provenienti dalla’Albania, che si attestarono a Corfù

L’annuncio  dell’armistizio colse di sorpresa, come del resto tutto l’Esercito in armi, anche il Comando della Divisione. Il gen. Gandin. Che aveva assunto il Comando della “Acqui” solo qualche settimana prima, sostituendo il gen. Chiminello che fu mandato a comandare la divisione “Perugia” il 1 settembre 1943. E’ importante questo in quanto le due divisioni si opposero ai tedeschi, la “Perugia” rimase in armi combattendo i tedeschi fino al 3 ottobre 1943: ma i Comandanti erano “freschi” d comando e non “conoscevano” i loro uomini, ma soprattutto non “conoscevano i loro collaboratori. Passate le prime ore di incertezza, avuto da Atene, da cui dipendeva indicazioni vaghe e contraddittorie (se i tedeschi non si muovo, non si deve fare nulla) che permise ai tedeschi di organizzarsi, il 10 settembre l’ex alleato dettò le sue condizioni: cedere le armi e darsi prigionieri: risposta entro le 7 di sera. Iniziarono due giorni di incertezze: furono convocate assemblee di ufficiali, prassi regolamentare nel regio Esercito che permetteva ai Comandanti di conoscere l’opinione dei subordinati. Furono convocate anche riunioni ristrette dei Comandanti di Corpo: pochi erano per la era resa ai tedeschi e pochissimi volevano aderire; la stragrande maggioranza per il mantenimento delle armi e opposizione anche violenta al tedesco. Gandin sapeva benissimo che questo avrebbe significato rappresaglie tedesche. Troppo inesperto delle cose della Divisione, per prende decisioni immediate. Intanto nell’isola incidenti tra italiani e tedeschi si susseguivano a ritmo serrato, con i tedeschi sempre più aggressivi, ed i soldati lasciati nell’incertezza. Il personale dipendente diveniva sempre più irrequieto e partecipante alle decisioni, cosa che in guerra è sempre foriera di tragedie. Furono ascoltati anche i Cappellani: ma quale consiglio potevano dare se non quello da uomini di Chiesa?.La decisione non era stata ancora presa sul cosa fare, quando il 15 settembre, zattere tedesche con armati si presentarono davanti alle batterie italiane: i comandanti in sottordine, in particolare il Cap. Renato Apollonio senza esitare ordinò di aprire il fuoco e respinse lo sbarco tedesco, provocando morti e feriti ( la stessa cosa accadde il 29 settembre davanti a Porto Edda, difesa dalla Divisione “Perugia”, con lo stesso risultato: i tedeschi vennero respinti). Era lo scontro aperto. Se questa decisione fosse stata presa alla sera dell’8 settembre, i tedeschi non avrebbero avuto tutte le possibilità concesse in sette giorni di indecisione, e gli esiti dei combattimenti sarebbero stati ben altri.

Iniziarono giorni di combattimenti e sulle prime gli Italiani ebbero il sopravvento ( vennero fatti 500 prigionieri tedeschi, che furono racchiusi in un campo di concentramento, debitamente marcato con i segni germanici per evitare il cosiddetto fuoco amico; tali prigionieri dagli Italiani furono rispettati secondo la convenzione di Ginevra del 1929, anche se l’Italia non era in guerra con la Germania; a parti invertite, gli Italiani furono trucidati. Si rifletta in Germania su questo aspetto, prima di emettere giudizi sugli Italiani, su come si fa la guerra tra nazioni civili.). Cefalonia è anche questo.

Ricevuti debiti rinforzi, i Tedeschi, soprattutto con l’appoggio dell’aviazione tattica, ebbero modo di eliminare via via tutte le posizioni Italiane. Peraltro gli uomini della 2Acqui” non avevano scampo, senza l’appoggio della aviazione era impossibile resistere. E qui si apre il più grande punto interrogativo degli eventi della “Acqui”, prima, e della “Perugia”, poi: perche non furono soccorse? Perché non vennero aiutate e sostenute nella loro azione contro i Tedeschi. Cefalonia, Corfù, la costa albanese con il porto di Serrande era presidiata e tenuta da 20.000 italiani in armi. I tedeschi compresero subito questo pericolo e furono spietati.

Il Comando Italiano era a Brindisi, ad un ora di volo scarso, una notte di navigazione via mare, 55 kilometri di distanza. Convogli in partenza da Porto Edda, toccando anche Corfù, raggiungevano Brindisi ed Otranto. Il 19 settembre il ten. col Gigante della “Perugia” era partito da Porto Edda e si recò a Brindisi. Ritornò, novello Attilio Regolo, a Porto Edda con viveri, munizioni, un cifrario ed una Radio. Brindisi sapeva tutto, della “Acqui” e della “Perugia”  Cefalonia è anche questo: mancate risposte e domande omesse.

Le giornate fino al 23 settembre furono drammatiche: senza soccorsi, gli Italiani cedevano posizioni su posizioni fino a che a sera del 23 anche l’ultima cadde. Da Brindisi nulla. Dagli Alleati, nulla. La tragedia di Cefalonia inizia qui con la domanda: perche prima Gandin, e poi Chiminello,con i loro soldati combattenti contro i Tedeschi sono stati abbandonati a loro stessi?. Che significato poteva avere ribellarsi in un isola al tedesco e non sperare nei soccorsi?

Prima di portare l’attenzione a quello che seguirà è necessario riflettere su questo punto. Cefalonia merita una risposta.

Quello che seguì fu solo crimine di guerra, ferocia, rabbia che si sfoga dopo il pericolo corso, rancore, ovvero i più bassi istinti dell’uomo liberati senza alcun controllo.

Il 24 settembre viene fucilato il gen. Gandin, via via tutti gli altri ufficiali, per poi passare ai soldati. Il calcolo delle perdite a Cefalonia ancora non è stato fatto. Si deve partire da una situazione chiara: La divisione Acqui contava: 11525 di cui, 4000 a Corfù a cui si devono aggiungere3500/4000 uomini giunti dall’Albania, a Cefalonia vi erano, quindi 7525  uomini circa.

I calcoli delle perdite sono varie a seconda dei dati di partenza. In totale si parte da una cifra che va da 1647 Caduti in combattimento e fucilati dopo la resa, alle ipotesi dei dati disponibili negli anni novanta, secondo Giorgio Ro chat, che davano 6500 Caduti in combattimento e fucilati dopo la resa più 3500 Caduti in mare durante il trasporto. Dopo gli studi di Schreiber del 2001, Rochat parla di 3800 uomini Caduti in combattimento e fucilati dopo la resa e 1360 morti in mare. Secondo i Comandi tedeschi i Caduti in combattimento e fucilati dopo la resa sono 4000 e danno la stessa cifra per i Caduti in mare. Dodici le ipotesi formulate dei dati finali, tutte diverse tra loro a seconda dei dati di partenza.

Nella sostanza le cose mutano poco. I tedeschi invocano il diritto “statario”, gli ordini ricevuti, le disposizioni superiori.

C’è, nel solco negazionista, chi sostiene che, in base alla reazione italiana, i tedeschi erano nel loro diritto di sterminare gli Italiani. Ma se gli ordini erano gli stessi, agli stessi Comandi, perché a Cefalonia furono sterminati ufficiali, sottufficiali e truppa, mentre, per le stesse azioni, in Albania contro la “Perugia” furono fucilati solo gli Ufficiali? (198 Caduti ed il resto inviato ai campi di concentramento.) Gli ordini non vanno ristoppati ovunque, oppure si applicano a discrezione? Altro interrogativo di Cefalonia

I tedeschi esercitarono una rappresaglia massiccia sugli Italiani, senza motivo e giustificazione alcuna  se non quella belluina di dare “un esempio” e terrorizzare i loro nemici, che  altro non era che il segno della loro debolezza, quale era la loro situazione nei Balcani ed in Albania nel settembre 1943, con una guerra che dopo Stalingrado, era perduta.

Cefalonia è questo.

 Ricordare Cefalonia, il simbolo di tutte le Cefalonie che hanno punteggiato la nostra crisi armistiziale; ed anche qui, come per gli altri crimini tedeschi, Primo Levy va citato “capire è impossibile, ricordare è un dovere”.

 

 

 

lunedì 22 settembre 2014

Il testo di un calendario mai pubblicato. Materiale per il Progetto Storia in Laboratorio

A richiesta di alcuni amici, con cui siamo in cordiale contatto, pubblichiamo il testo della bozza del Calendario del 2013 pronta nell'aprile 2012 e già in Tipografia il mese successivo. 

Tale bozza è servita come materiale per il progetto Storia in Laboratorio.

 Inoltre per alcuni studenti è stata l'architettura di base delle loro tesi di laurea triennale.

Si pubblica questo testo, inoltre, per fornire materiale didattico agli Insegnanti impegnati nel progetto Storia in Laboratorio per l'anno scolastico 2014-2015

Pagina 1

Copertina
calendario 

2013

  Titolo

 1943-2013

 A SETTANTA ANNI

DAL 1943


 Pagina 2 

Riflessioni su una data anniversaria


Carissimi Soci,
porto il saluto qui a Montelungo del gen. Poli che, per ragioni di salute, non è potuto, nonostante ogni sue volontà,
intervenire. Questo appuntamento per noi Combattenti estremamente significativo, oggi ci permette di rendere omaggio ai nostri Caduti, non solo di Montelungo ma di tutta la Guerra di Liberazione. Un saluto riverente e commosso, che sottolinea come il Loro sacrifico non sia stato dimenticato. Su queste balze iniziò quel percorso che portò in due anni a riscattare l’Italia uscita dalla crisi armistiziale distrutta ed occupata. Questo omaggio ci permette di fare alcune riflessioni su quei mesi e su quei anni. Siamo a 70 anni dagli avvenimenti  che ci videro  protagonisti  e possiamo trarre qualche considerazione. Le vicende dell’armistizio ancora sono avvolte in molta nebbia; tanti protagonisti hanno dato versioni di loro preciso interesse, manifestando l’intensione di non voler far emergere verità scomode. Questo a tutto danno di chi si espose in quei giorni in prima linea. Sono emerse, soprattutto negli ultimi anni,  versioni ed atteggiamenti che hanno esaltato e riconsiderato coloro che fecero la scelta opposta, militando e combattendo accanto a soldati espressione di quel regime del genocidio che insanguinò tutta Europa. Noi combattenti della Guerra di Liberazione dobbiamo chiederci perché abbiamo combattuto; dobbiamo tracciare una linea precisa tra chi sta di qua e chi sta di la. Tutta la nostra attenzione è dedicata a mettere i puntini  sulle “i”  per distinguere chi fu combattente del sud, internato, partigiano, spesso in contrasto tra Noi. Sono i temi della guerra fredda che ha prodotto,  alla fine,  alla rinascita di quel fascismo che fu la causa pria delle tragedie d’Italia. Dobbiamo riflettere su questo, per poter traghettare e tradurre alle nuove generazioni il vero significato della Guerra di Liberazione. Nuove generazioni che necessario che si diano una grossa svegliata, se non vogliono essere tradite e turlupinate come fummo noi negli anni del fascismo. Nuove generazioni che devono mostrare interesse, loro per prime, per questi avvenimenti che sono la matrice della nuova Italia, quella onesta, capace, produttrice che è riuscita negli anni del dopoguerra a garantire un futuro alle sue nuove generazioni, cosa che in questo momento non è garantita. La crisi economica che il paese oggi attraversa non è una crisi economica, almeno non solo, ma una crisi morale, etica, culturale. Crisi foriera di tragedie, di difficoltà, di lacrime e sangue, di cui le prime vittime sono proprio le nuove generazioni. Il loro dovere è quello di crearsi un futuro, basando questo sulla conoscenza, sullo studio, sul sapere, lasciando da parte i vari imbonitori, i promettitori di niente, i furbi e i faccendieri dalle soluzioni facili. La libertà, anche quella dal bisogno e dall’indigenza, come quella del pensiero, non  la dona nessuno, ma la si conquista ogni giorno, combattendo ogni ora con le armi che la  morale e l’etica e la cultura ci danno. Noi, in quei lontani giorni del 1943, combattendo per questo.
Dobbiamo anche riflettere  sul significato dell’Associazionismo. Noi Combattenti ci stiamo assottigliando sempre più. Oggi qui per la prima volta non c’è il gen. Marzollo; a lui come a tanti altri che ci hanno lasciato il nostro reverente saluto. Quanto può durare un Associazionismo senza i suoi protagonisti. Molti di coloro che si sono affiancati a noi sono onesti e leali, ma altri non hanno queste qualità. Sono  troppi i casi, sotto i nostri occhi, in cui ci vengono messe in bocca frasi e suggerito comportamenti che mascherano interessi non nostri. Vediamo come l’Associazione partigiani si è trasformata in un gruppo di pressione politico in cui i Partigiani veri non hanno più voce in capitolo, ma tutti parlano a loro nome. Vogliano fare la stessa fine o abbiamo il coraggio virile di mettere un punto fermo a questa ennesima situazione equivoca. Un altra battaglia da combattere, per la nostra dignità e il nostro essere uomini, che sarà uno dei temi di questo anno anniversario.

Con questi intendimento, in questo giorno significativo, a nome anche del Presidente Gen. Luigi Poli, e mio personale formulo a tutti i soci ogni augurio ed ogni fortuna.
 (Nota:testo inviato al gen. Poli, non ritornato per via della Sua malattia)

Montelungo, 8 dicembre 2012                                                                                                             


Il Calendario è stato realizzato da Massimo Coltrinari, Alberto Marenga, Sergio Pivetta, Luigi Marsibilio, Osvaldo Biribicchi, Franco Faticati, Goffredo Mancinelli, e da altri soci della Sezione “Studenti e Cultori della Materia” che non desiderano essere citati.
Ricerche iconografiche Laura Coltrinari.

Il Calendario è ceduto ai Soci e a chi ne fa richiesta . Si richiede un contributo alle spese forfetario  da versare sul conto corrente postale  37885209 intestato al Direttore responsabile di “II  Risorgimento d’Italia”, Prof. Sergio Pivetta - Via Carlo Crivelli 20 20122 Milano, con la dicitura ”Versamento straordinario e forfetario per Calendario 2012.”

Fonti: Le fotografie, che non provengono direttamente dall’Archivio della Associazione., dall’archivio Pivetta, e dall’Archivio di “Il Secondo Risorgimento d’Italia”. Sono tratte da Mario Cervi ( a cura di), 25 luglio – 8 settembre 1943. Album di una disfatta, Milano, Rizzoli, 1993
Il Calendario è disponibile sul sito associativo  www.secondorisorgimento.it

Foto di Copertina. Il generale statunitense Water Bedell Smith, in una tenda a Cassibile, in Sicilia, firma il cosiddetto “Armistizio Corto” alla presenza degli altri Comandati Alleati e del rappresentate Italiano, generale Castellano, e del consigliere diplomatico ed interprete, Montanari. Un semplice generale di brigata, che non conosceva l’inglese, fu incarico di concludere un armistizio che segno i destini dell’Italia per anni, è altro segno della superficialità ed incapacità del Governo Badoglio di gestire una situazione difficilissima.

Pagina 3
La Monarchia asseconda il Fascismo,
e né diviene succube.

La Monarchia, con il re Vittorio Emanuele III, aveva chiamato al potere il Fascismo, con a capo Benito Mussolini, nel 1922. Lo aveva assecondato in tutte manifestazioni, ad iniziare dalle leggi “fascistissime” del 1925, che avevano dato l’avvio anche formale alla Dittatura, alla adesione al Nazismo di Adolfo Hitler, con l’approvare, nel 1938, le leggi antirazziali, forse il punto più basso di Casa Savoia nella sua millenaria storia. Tanta acquiescenza aveva portato il Re a rimorchio  delle scelte mussoliniane anche in politica estera.  Il re e tutto il vertice monarchico non riuscì ad impedire la dichiarazione di guerra nel 1940, pur sapendo che l’Italia non era pronta ad affrontare un conflitto di tale portata.  In questa guerra, al contrario di quella del 1915-1918, il re fu emarginato nelle decisioni fondamentali; anche nella conduzione delle operazioni fu completamente messo da parte. Le Forze Armate Italiane andarono incontro a 39 mesi di sconfitte, che furono ammantate esaltando il valore e il sacrificio dei soldati.    



Foto 1. Il Maresciallo Badoglio con il Principe di Piemonte. Umberto. Badoglio fu uno dei protagonisti del 1943 e succedette a Mussolini  alla guida del Governo.

Foto 2 – Mussolini con il cosiddetto “ras di Cremona”, Farinacci. Nel 1941 a seguito di un attacco di Farinacci a Badoglio, all’epoca Capo delle Forze Armate Italiane, a seguito del disastro della Guerra contro la Grecia, Badoglio fu costretto a dimettersi dalla carica di Capo di Stato Maggiore Generale.


.Pagina 4   
Apparire, non essere

“Otto milioni di Baionette” fu uno sloga tra i tanti, del Fascismo. L’azione di propaganda ed autopromozione fu martellante. Il Fascismo, fin dal suo inizio, esalto il militarismo. Ogni sua azione era indirizzata all’esaltazione dello spirito guerriero e ad esaltare la guerra come la soluzione di ogni problema politico. Militarizzò il popolo italiani e tutti furono messi in divisa, attraverso le organizzazione del partito Nazionale Fascista. Dalla più tenera età, (I Figli della Lupa) alla maggiore età (21 anni) i ragazzi e le ragazze furono inquadrate Nella Gioventù Italiana del littorio, di stampo gerarchico-militarista in tutte le sue manifestazioni. Alla prova dei fatti quando la guerra scoppio, questa gioventù fu bruciata sui campi di battaglia, dove andò incontro a sconfitte cocenti. I Controffensiva inglese in Africa, Attacco alla Grecia , II Controffensiva in Africa, El Alamein, Russia sono le tappe di queste sconfitte, in cui lasciammo al nemico oltre 700.000 prigionieri. I Caduti furono oltre 200.000.

Foto 3 Present’arm di gerarchi durante una cerimonia. Il secondo da destra è il Duca Pietro Acquarone, ministro della real Casa ed anima e cervello del complotto che portò alla destituzione e all’arresto di Mussolini il 25 luglio 1943.
Foto 4: Prigionieri Italiani in Africa settentrionale. Le sconfitte furono seguite dalla cattura di un gran numero di prigionieri che portò a depauperare il potenziale bellico dell’Italia che, al momento dell’invasione del territorio metropolitano, si trovò indifesa.


Pagina 5      

Il Gran Consiglio
 del Fascismo cancella il Fascismo


Persa l’Africa nel maggio del 1943, dopo la disastrosa ritirata di Russia (101.000 persi tra prigionieri e Caduti) e tutto il materiale di una Armata, il nemico sbarca in Sicilia che viene conquista in 37 giorni, mentre le città italiane sono sottoposte a durissimi bombardamenti; il Paese ormai non ha più la forza di difendersi. I gerarchi fascisti, dopo venti anni di potere assoluto, prendono atto che il movimento fascista è morto e non ha più nulla da dire agli Italiani. Su iniziativa di Dino Grandi, in un ordine del giorno votato da 19 dei 25 Consiglieri del Gran Consiglio, sfiduciano Mussolini additandolo al popolo italiano come colui che ha portato l’Italia in questa disastrosa situazione.               



Foto 5.. Forze statunitensi sbarcano in Sicilia, 9 luglio 1943. Sbarcarono la VII Armata statunitensi agli ordini di Patton e l’VIII Armata inglese, veterana delle Battaglie d’Africa al comando del maresciallo Montgomery.

Foto 6.La seduta del Gran Consiglio del Fascismo in cui fu discusso, tra gli altri Ordini del Giorno, anche quello di Dino Grandi, che di fatto destituiva Mussolini.

Foto 7. Carlo Scorsa, Segretario del Partito Nazionale Fascista. Era suo dovere difendere Mussolini e preservare il potere al partito. Alla prova dei fatti non seppe o non volle mobilitare il partito
o stesso, e soprattutto la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, vera forza armata che poteva difendere il regime. All’indomani della ricostruzione a settembre del PNF  e in sede storica questi sono i dati da analizzare circa la consistenza o meno del movimento fascista come espressione del popolo italiano e come legittimità a governare.

Pagina 6      

Il Crollo del Fascismo
Il Governo Badoglio

Il re, constata che l’Italia ormai non aveva più speranza di difendere se stessa, prende la decisione, sollecitata anche dai capi fascisti, di sostituire Mussolini. Il 25 Luglio 1943, durante una visita di routine a Villa Savoia, il Re, con scarsissimo stile  che fa indignare la Regina Elena, fa arrestare Benito Mussolini, dando l’incarico di forare il Governo al Maresciallo Badoglio, ed assumendo direttamente il comando delle Forze Armate. L’annuncio è accolto con manifestazioni di giubilo in tantissime città d’Italia, tutti convinti che questo sia il primo passo verso l’uscita dalla guerra, che tutti ormai avevano compreso che era persa. Nonostante che Badoglio dichiari che l’Alleanza con i tedeschi è immutata, cercando di giostrarsi tra un nemico sempre più incalzante e temibile e un alleato sempre più diffidente e  minaccioso



Foto. 8. L’annuncio al popolo italiano della destituzione di Benito Mussolini come Capo del Governo e la sua sostituzione con il Maresciallo Badoglio. Annuncio che fu accolto con entusiasmo dalla popolazione, convinta che fosse il primo passo verso l’uscita dalla guerra.
Foto 9. Bombardamenti  Milano. Rovine del teatro alla Scala, simbolo assurto delle vittime non umane fatte dall’azione del nemico. Tutte le città italiane nel 1943 vivevano sotto l’incubo dei bombardamenti senza alcuna difesa attiva o passiva efficace. Segno ulteriore del  fallimento del Fascismo nella preparazione e conduzione della guerra.

Pagina 7
La caduta del fascismo fu accolta dalla popolazione con scene di entusiasmo. La reazione popolare fu in molti casi violenta ed i simboli del fascismo furono distrutti in una furia iconoclasta che rileva come il regime avesse perso ogni consenso. La voglia di pace, di normalità, di vita vissuta senza eroismi e guerre, ovvero normale si era impossessata di tutti. Il dato più significativo fu che il fascismo si era dissolto senza lottare, senza una minima reazione. Dei 42.000.000 di iscritti al Partito Nazionale Fascista, nessuno si oppose con la forza in quel fine luglio 1943, ne un gesto significativo, tranne quello di Manlio Morgagni.
Manlio Morgani era presidente della agenzia di stampa fascista Stefani, la voce del regime, che si tolse la vita lasciando questo biglietto: “Il Duce non c’è più: la mia vita non ha più scopo. Viva Mussolini”.   Morgagni destinò ogni suo avere ai dipendenti della “Stefani”. E’ facile comprendere che il gesto di Morgagni, nobile e coerente, rileva quanto il fascismo fosse ormai, come movimento e come regime, finito.  
In cotanto sfacelo morale, dopo vent’anni di governo fascista, la popolazione viveva sotto i bombardamenti in condizioni di vita disastrose.


Foto 10. Nonostante la volontà di distruggere i simboli del fascismo, nella popolazione prevaleva la voglia di pace e di normalità, non l’odio. Il ritratto di Mussolini distrutto.

Foto 11. Manlio Morgagni, Presidente della agenzia di stampa fascista Stefani.

Foto 12. La lettura del “Corriere della Sera” nelle strade di Milano della caduta del Fascismo
da parte di due giovani donne, dall’evidente atteggiamento compiaciuto.

Foto 13. La drammatica situazione della popolazione, costretta all’emergenza a vivere in modo precario. Sono le conseguenze dell’attacco al fronte interno, in applicazione delle teorie di Giulio Douhet, teorico dell’impiego strategico della aviazione.


Pagina 8     
L’Armistizio
La guerra era arrivata sul territorio nazionale, l’Italia era invasa. I bombardamenti alleati colpivano ancora con più violenza le città, soprattutto quelle industriali del nord. La caduta del fascismo aveva fatto capire a tutti gli italiani che la guerra era persa ed ora si doveva trarre la logica conseguenza: concludere una qualsiasi pace con gli Alleati. Il Governo Badoglio avviò trattative più o meno segrete conducendole in modo maldestro e da incapace che irritano gli Alleati e mettono ancora di più in guardia i Tedeschi.
In una tenda eretta sotto gli aranceti vicino a Cassibile il 3 settembre 1943 viene firmato l’Armistizio Corto” tra gli Alleati e l’Italia. Tra riserve mentali, menzogne, doppi giochi e raggiri, il Governo Badoglio gestiva questa fase delicatissima in modo veramente colpevole, arrivando alla proclamazione dell’Armistizio, l’8 settembre 1943, completamente impreparato. Non diede alcuna disposizione alle Forze Armate, se non qualche indizio criptato e di difficile comprensione, nella paura di una reazione tedesca, lasciando ogni Comando ogni soldato senza ordini, di fronte a se stesso.
Proclamato da radio Roma e Radio Algeri alle 19,45 dell’8 settembre 1943, l’Armistizio, mente gli alleati sbarcano a Salerno,  fu accolto dalla popolazione italiana con giubilo, credendo che la guerra fosse finita. In realtà iniziava la più grave e profonda crisi istituzionale della Storia d’Italia. Il re e il Governo Badoglio, finalmente resosi conto in quale baratro avevano portato l’Italia, non trovarono altra soluzione che lasciare Roma e portarsi al sicuro in territorio controllato dagli Alleati, a Brindisi.    


Foto 14. I giornali annunciano l’Armistizio. Anche nei sottotitoli emerge il grande equivoco. Non si ha il coraggio di apertamente la situazione. Mai titolo fu insieme più rispondente alla realtà e più ingannevole di questo che si riporta dal quotidiano “La Stampa” di Torino.

Foto 15. Il cippo che ricorda ove fu firmato l’Armistizio, a Cassibile, il 3 settembre 1943.

Foto 16. Il giorno della proclamazione dell’armistizio gli Alleati sbarcarono a Salerno, zona scelta in quanto entro il raggio di protezione della loro aviazione tattica. Badoglio ed i suoi consiglieri si aspettavano uno sbarco o a Civitavecchia o ad Anzio o addirittura nel nord Italiana. 


Pagina 9    

L’Alleato diventa nemico

L’alleato germanico, fin dalla caduta del fascismo aveva visto Roma con grave sospetto. Aveva subito compreso che l’Italia voleva uscire dalla guerra ed aveva prese le sue contromisura preparando piani ( il più importante quello a “Asche” per l’invasione ed il controllo dell’Italia). Alla proclamazione dell’armistizio, mentre i Comandi e di soldati italiani erano senza ordine, i Comandi ed i soldati tedeschi sapevano esattamente cosa fare. Diretti dal Maresciallo Kesserling, in poco più di una settimana disarmarono le forze italiane ed occuparono tutta l’Italia. Liberarono Mussolini dalla sua prigione del Gran Sasso, e lo trasportarono i Germania, ove, incontrato Hitler, decise di far resuscitare il fascismo. Alla Rocca delle Caminate, in Romagna, Mussolini con i sopravissuti del crollo del 25 luglio fondò la Repubblica Sociale Italia, uno dei tanti stati fantoccio d’Europa sorti ne’orbita nazista, in tutto e per tutto dipendenti dalla germana e dai suoi interessi.

Foto. 17. Il Maresciallo Kesserling a colloquio con i suoi collaboratori. Nonostante l’ordine di ritirasi verso le Alpi, il Kesserling riuscì a fronteggiare lo sbarco a Salerno e stabilizzar e il fronte a sud di Napoli. L’Italia era divisa in due.
Foto 18. Mussolini incontro Hitler a Vienna dopo essere stato liberato dalla prigionia sul Gran Sasso. In quell’incontro Hitler gli chiese come era stato possibile che il fascismo, il 25 luglio, si liquefò senza opporre resistenza. Mussolini non seppe rispondere.

Foto 19. La Rocca delle Caminate. Qui Mussolini, rientrato in Italiana, proclamo, senza alcun fondamento giuridico, la repubblica Sociale Italiana e diede vita al Partito Fascista repubblicano

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L’Italia diventa un campo di battaglia
La crisi armistiziale del settembre 1943 è il punto più basso e più difficile della Storia d’Italia. Ancora vi sono molto lati oscuri di questa vicenda, e molti protagonisti, responsabili di tanto sfacelo, distruggendo ogni prova a loro carico, si stanno sottraendo al giudizio della Storia. La realtà è che l’Italia vide distrutte le sue forze armate, fatte prigioniere e internate perche  senza Comando ed abbandonate a loro stesse, la popolazione civile in balia
 di un alleato che ben presto si rileverà un occupatore dispositivo ed esigente,e in condizioni di vita assolutamente precarie e miserevoli. Questo il quadro di sintesi della situazione del settembre 1943, le cui responsabilità, prescindere  da ogni spiegazione e giustificazione, vanno addebita alla Monarchia, in linea generale ed la Fascism, in via complementare.

Foto 20. Soldati italiani catturati dai tedeschi all’indomani dell’armistizio ed avviati ai campi di concentramento in Germania.Si apre la pagina dell’Internamento Militare in Germania, e il grande interrogativo del perché successe tutto questo. Oltre 650.000 soldati in Italia e all’estero furono catturati, nella gran parte senza che si opponesse alcuna resistenza.

Foto 21 e Foto 22. Con la proclamazione dell’armistizio l’Italia divenne un campo di Battaglia. Le condizioni di vita peggiorarono ulteriormente costringendo gli italiani ad una quotidiana t veramente difficile.


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L’Italia dichiara guerra alla Germania
13 ottobre 1943

Nell’abisso in cui era sprofondata, l’Italia continuava con le sue Istituzioni a funzionare in alcune provincie pugliesi e Brindisi prima e poi Bari divennero le capitali di quello che poi fu definito il Regno del Sud. Il re, spaesato, male orientato e male consigliato dal ministro della Real casa duca Acquarone, non voleva prendere atto della situazione e si rifiutava d’abdicare in tempi brevissimi, come tantissimi,anche in campo monarchico pressantemente consigliavano, e si irritava degli attacchi che con crescente veemenza si rivolgevano alla dinastia. Solo il 13 ottobre 1943, anche su pressione degli Alleati, decide di dichiara guerra alla Germania. Grazie a ciò, gli Americani, nonostante l’opposizione degli Inglesi, permettono di costituite una unità italiana da combattimento, il I Raggruppamento Motorizzato, con unità raccolte in Puglia. Sarà questa unità  che l’8 Dicembre 1943, a Montelungo, entrerà in linea, alla presenza del Principe Ereditario. Sconfitto, e questa sconfitta sarà ancora una volta ammantata dall’esaltazione del volare dei singoli, riprende l’azione
e il 16 dicembre conquista le posizioni. Ma la situazione morale è gravissima ed il reparto viene ritirato dalla linea del fuoco.

Si conclude un anno, il 1943, il più tragico ed il più difficile della Storia d’Italia. Un anno non da celebrare ma da studiare per comprendere bene cosa realmente sia accaduto, mondando ogni evento dall’azione distorta di chi, per un verso o per un altro, cerca di far prevalere la sua versione ai suoi fini, che per lo più sono volti a nascondere errori, vigliaccherie, ignominia, incapacità,tradimenti perpetrati in nome e alle spalle
e del Popolo Italiano.


Foto 23. Il Re passa in rivista un Reparto nelle Puglie. Saranno queste truppe che daranno vita al I Raggruppamento Motorizzato.
Foto 24. Il Principe Umberto a colloqui con due Ufficiali Statunitensi nel Dicembre 1943. Ogni sforzo
 era dedicato affinchè l’Italia partecipasse alla guerra, per avere al tavolo della pace condizioni meno dure di quelle annunciate a Casablanca nel gennaio 1943.
Foto 25. Il terribile anno 1943 si chiude con le giornate di Montelungo. In cui, a tre mesi dall’annuncio dell’Armistizio, le Forze Armate Italiane entrano in combattimento per dare vita al Secondo Risorgimento d’Italia. Nella foto la Dorsale di Montelungo

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Calendario del 2013