Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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giovedì 28 luglio 2016

sabato 9 luglio 2016

Il Problema della Immigrazione

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Le migrazioni di persone da un paese ad un altro - per fuggire da guerre e persecuzioni, dai cambiamenti climatici e ambientali o in cerca di un futuro migliore per sé e per i propri figli - sono un fenomeno costante nella storia dell’umanità.

Continente di emigrazione fino alla metà del secolo scorso, negli ultimi decenni l’Europa è diventata il punto d’approdo di un numero crescente di migranti, sia per motivi umanitari che economici. Le ragioni sono evidenti: in primis la guerra e l'instabilità nelle regioni vicine ai confini dell’Unione europea (Ue) - basti pensare alla Siria, l’Iraq e la Libia - ma anche le maggiori opportunità in termini di lavoro, istruzione e benessere che i paesi europei possono offrire rispetto ai paesi d’origine dei migranti.

La gestione ordinata ed efficace dei flussi migratori è dunque una delle sfide principali che l’Ue ha oggi davanti a sé, e il modo nel quale tale sfida verrà affrontata avrà un impatto fondamentale sui suoi sviluppi futuri.

Dalle misure di emergenza alle strategie di lungo termine
La situazione attuale è caratterizzata da flussi importanti - più di un milione di persone solo nel 2015 - che hanno attraversato irregolarmente le frontiere esterne dell’Unione, in gran parte per motivi umanitari, facendo spesso ricorso all’aiuto di trafficanti e mettendo a rischio la loro vita.

Questo ha fatto sì che l’azione dell’Unione europea nel 2015 e all’inizio del 2016 si concentrasse - inevitabilmente - sulle misure urgenti da prendere per la gestione dei crescenti flussi migratori alla frontiera sud e sud-est, con l’obiettivo di garantire l’asilo e la protezione umanitaria a chi ne ha diritto, di assicurare una distribuzione equa dei richiedenti asilo tra tutti gli Stati membri, e al tempo stesso scoraggiare la migrazione irregolare e contrastare l’azione dei trafficanti.

È tuttavia evidente che una gestione efficace dei flussi migratori deve andare al di là delle misure d’emergenza e sviluppare azioni di medio-lungo termine che possano far sì che la migrazione non sia più un problema o una crisi da risolvere ma un elemento che contribuisce allo sviluppo e alla crescita futura delle nostre società.

È interessante vedere come, in paesi di più lunga tradizione migratoria come il Canada, il concetto di migrazione sia legato strettamente a quello di ‘nation building’: le persone che accogliamo oggi, ed il successo (o meno) del processo di integrazione, determineranno quello che il nostro Paese sarà tra 20, 50, 100 anni.

Fermo restando che la storia e la situazione geopolitica canadese sono completamente diverse da quelle europee, l’approccio alla migrazione come elemento fondante della società futura è indubbiamente un modo molto più razionale di percepire e gestire il fenomeno migratorio, dal quale l’Europa e i suoi Stati membri dovrebbero trarre ispirazione.

Decrescita demografica e carenza di manodopera
Tanto più che l’Europa è attualmente un continente in decrescita demografica, con una popolazione in età lavorativa in diminuzione: secondo le proiezioni Eurostat, tra due decenni in uno scenario senza migrazione esterna la popolazione europea in età lavorativa diminuirebbe di 40 milioni di persone, ponendo evidenti problemi di sostenibilità dei sistemi di welfare nazionali.

Inoltre, pur in presenza di livelli elevati di disoccupazione in diversi Stati membri, è un dato di fatto che vi sono ovunque in Europa settori con carenza di manodopera, come ad esempio l’ambito delle tecnologie di informazione e comunicazione.

È per questo che nell’Agenda europea sulla migrazione del maggio 2015, la Commissione ha sottolineato la necessità, nell’ambito di un approccio globale al fenomeno migratorio, che l’Unione europea sviluppi una politica volta ad attirare i talenti e le competenze necessarie a mantenere e accrescere la competitività dell’economia europea.

Un passo importante in questa direzione è l’adozione il 7 giugno scorso delladirettiva “Carta Blu” europea, al fine di facilitare l’ingresso e la mobilità all’interno dell’Ue dei lavoratori di paesi terzi altamente qualificati, particolarmente in settori chiave per l’economia europea.

Tale proposta segue di poco l’entrata in vigore della direttiva 801/2016, che facilita l’ammissione di studenti e ricercatori stranieri, promuovendone anche la mobilità intra-Ue, in particolare per coloro che siano beneficiari di programmi europei quali Erasmus+.

Puntare sull’integrazione
Sempre il 7 giugno, la Commissione europea ha adottato un Piano d’azione per l’integrazione dei migranti, con misure di sostegno pratico e finanziario agli Stati membri. È solo investendo in politiche efficaci d'integrazione - nel mercato del lavoro, nel sistema educativo e nella società più in generale che l’immigrazione potrà avere effetti positivi per il paese d’accoglienza.

È altrettanto evidente che, al contrario, i costi della non-integrazione possono essere molto alti, non solo in termini economici, ma anche e soprattutto dal punto di vista della coesione sociale.

Tale quadro sarà inoltre completato a breve da ulteriori misure che possano facilitare l’accesso legale a coloro che hanno un bisogno riconosciuto di protezione, limitando in tal modo i flussi irregolari e l’azione dei trafficanti, oltreché da una cooperazione rafforzata con i paesi d’origine e transito dei migranti, come indicato nella recenteComunicazione sulla creazione di un nuovo quadro di partenariato con i paesi terzi.

È indubbio che la sfida più difficile per i prossimi anni sarà riuscire a superare le divisioni profonde e i riflessi nazionalisti che sono emersi negli ultimi tempi tra gli Stati europei sulle questioni migratorie, al fine di raggiungere un consenso politico ampio sulla strategia globale di medio e lungo termine che la Commissione ha sviluppato sinora e che continuerà con forza a promuovere.

Laura Corrado è attualmente Capo dell’Unità responsabile per la Migrazione Legale e l’Integrazione della Direzione Generale “Migrazione e Affari Interni” della Commissione europea. Le opinioni espresse appartengono unicamente all’autore e non riflettono necessariamente l'opinione della Commissione europea, né possono essere considerate come posizioni ufficiali della stessa.

martedì 28 giugno 2016

i 50 anni dell'IAI

IAI50
Nel mondo che cambia, resta prezioso
Michele Valensise
21/06/2016
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Il cinquantesimo compleanno dell'Istituto affari internazionali è una bella occasione per riflettere sulla politica estera italiana, sulla sua rilevanza, in particolare nel quadro europeo, e sulla percezione che ne abbiamo avuto negli ultimi decenni e poi nell'attuale fase, così carica di tensioni e interrogativi.

Gli addetti ai lavori in passato hanno lamentato sistematicamente una scarsa attenzione degli organi di informazione e quindi dell'opinione pubblica per la politica internazionale. Spesso abbiamo criticato la visione angusta, strettamente nazionale, di fenomeni ed eventi esteri che pure ci toccavano direttamente, mentre le complesse alchimie della politica interna italiana monopolizzavano la scena mediatica.

Erano gli anni in cui nei nostri telegiornali, prima di ascoltare una notizia dall'estero, eravamo costretti a inghiottire disciplinatamente lunghi e indigesti panini di politica interna. Negli anni in cui nasceva lo IAI ci voleva un asso della comunicazione moderna come Ruggero Orlando per far entrare nelle case degli italiani una rinfrescante brezza straniera.

Oggi quell'Italia in bianco e nero è solo un ricordo sbiadito e un po' struggente. Abbiamo vissuto e ormai metabolizzato la rivoluzione digitale, l'azzeramento del tempo e dello spazio. Ma soprattutto abbiamo assistito a mutamenti epocali sulla scena mondiale, a lungo ibernata nella logica bi-polare, poi di colpo sciolta da condizionamenti, contrappesi e deterrenze e pertanto suscettibile di muoversi in direzioni imprevedibili, incerte, spesso minacciose, con contraccolpi diretti sulla nostra vita quotidiana. Guerre, migrazioni, terrorismo, crisi economiche scandiscono ora il nostro tempo e la laboriosa ricerca di modelli e strumenti nuovi per far fronte alle tante sfide.

Il mondo è entrato di prepotenza nelle nostre vite ed è naturale l'esigenza di farsi un'idea più precisa di quanto accade oltre la porta di casa. Le relazioni internazionali e la politica estera non sono una scienza esatta, non possiamo invocare soluzioni verificate in laboratorio. Ma esiste la via per comprendere meglio, inquadrare dinamiche e avvenimenti, interpretare decisioni e propositi e in definitiva esercitare la ragione e governare, o almeno ridimensionare, qualche paura forse eccessiva.

I governi, le istituzioni ci possono aiutare a far meglio i conti con la realtà. Altrettanto possono fare la pubblicistica e la comunicazione mediatica. Ma un grande spazio può essere riempito dagli enti di studio e di ricerca che abbiano la capacità di intercettare temi di attualità e di interesse e soprattutto di avere un ampio raggio di azione e di penetrazione nella società.

Seguo da anni con interesse e ammirazione l'attività dell'Istituto Affari Internazionali e riconosco facilmente nei suoi illuminati dirigenti, nei suoi preparatissimi esperti e nei suoi stimolanti ospiti il profilo migliore per un Istituto che voglia essere al passo con i tempi e offrire un servizio e prodotti di alta qualità a un pubblico sempre più interessato alle relazioni internazionali.

Non c'è più alcun deficit informativo di cui oggigiorno lamentarsi. Al contrario, siamo obbligati a gestire una massa ingente, senza precedenti, di informazioni e di dati, con una scansione temporale sempre più rapida e per molti troppo incalzante, se non insopportabile.

Decisori e analisti, diplomatici e ricercatori, opinionisti e cronisti, studenti e stagisti, lettori e telespettatori, tutti hanno bisogno di organizzare i dati, di ordinarli utilmente, di capirli in profondità. Il lavoro degli specialisti e dei ricercatori - e lo IAI rappresenta senz'altro l'eccellenza degli enti di ricerca e studio - è cruciale per dare profondità, coerenza, sistematicità alle analisi e alle proiezioni sui temi europei e internazionali.

Sicché sono convinto che l'azione dello IAI contribuisca egregiamente, specie in questa fase, anche a produrre qualche utile antidoto contro alcune desolanti semplificazioni emotive e interessate, come noto oggi in voga anche all'estero, a cominciare dal progetto di costruzione dell'Europa.

I grandi scenari con i quali ci confrontiamo in questo periodo e le incognite preoccupanti che abbiamo dinanzi devono essere affrontati con consapevolezza e spirito libero e critico. I rischi di disintegrazione dell'Unione europea, la stabilità dell'area mediterranea, la minaccia del terrorismo fondamentalista, la gestione delle migrazioni - per citare solo alcuni dei temi più scottanti - richiedono, e richiederanno ancora a lungo, analisi attente e documentate.

L'Istituto Affari Internazionali ha la competenza, l'autorevolezzae la passione per continuare a svolgere un compito prezioso non solo per gli addetti ai lavori.

Michele Valensise, già Segretario Generale della Farnesina.

Orizzonti e prospettive per i centri studi

IAI50
La ricerca applicata alla politica
Marta Dassù, Roberto Menotti
21/06/2016
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L’Istituto Affari Internazionali è un raro caso, nel panorama italiano, di vero e classico think tank. Negli anni, è riuscito ad attirare attorno a sé una vasta cerchia di analisti, accademici, e policy maker. Ed è riuscito a far crescere nuove generazioni di ricercatori e studiosi.

Soprattutto, l'Istituto fondato da Altiero Spinelli è riuscito a costruirsi una rete stabile di rapporti internazionali: a tutti gli effetti, ed in modo particolare per le questioni europee, lo IAI resta il punto di riferimento italiano. Si tratta di un ruolo davvero prezioso per il Paese.

Ci sono molti modi in cui un centro-studi, un “pensatoio”, può rendersi utile. Anzitutto, offrendo un punto di incontro per il confronto libero tra idee diverse e l’articolazione di proposte concrete: da quando la politica europea è diventata nei fatti una politica "intra-domestica", questo ruolo è diventato al tempo stesso più delicato ma anche più utile. La tradizione europeista, così importante nella formazione dello IAI, è di fronte a sfide senza precedenti e nuove idee sono necessarie per preservare e rafforzare l'Unione europea.

Al tempo stesso, la capacità di leggere i trend internazionali è diventata di estrema complessità, in un sistema internazionale dominato dal "disordine", dalla frammentazione e da aree di vera e propria implosione. La vitalità comparativa di unthink tank si misura quindi sul grado di innovazione, sia tematico che geopolitico. Da questo punto di vista, la traiettoria recente dello IAI dimostra una notevole sforzo di continuo adattamento.

Si può aggiungere che è diventata più rilevante l'interazione tra il mondo degli studi (accademici e non) e il mondo del “policymaking”, cioè della politica attiva. Se l’Italia non ha (quantomeno non ancora) replicato un meccanismo di “revolving doors” di tipo americano, con un frequente scambio tra think tank e governo o alto funzionariato (e viceversa), vi sono stati casi del genere e il trend sembra in aumento.

Si tratta di un circolo virtuoso che avvicina la società civile alle istituzioni e che facilita la selezione delle élites - cosa ancora più necessaria in una fase di grave indebolimento dei partiti politici come strutture per la formazione del personale politico-amministrativo.

Un think tank internazionale può inoltre contribuire ad analizzare e spiegare il senso di eventi e fenomeni complessi (come tipicamente sono quelli globali, all'incrocio fra geopolitica, sicurezza ed economia) in modo non semplicistico. In sostanza, comprendere connessioni e implicazioni di fattori europei o globali significa rendere un paese come l’Italia più attrezzato ad agire e reagire con cognizione di causa.

Ciò è vero sia al livello del business, che per i policy maker e i media: gli attori diversi e complementari, dunque, che un Istituto come lo IAI riunisce attorno al proprio tavolo. Naturalmente l'obiettivo deve restare anche quello di riuscire ad incidere sul livello più vasto dell’opinione pubblica “informata” o comunque interessata. Un compito arduo, appunto; ma indispensabile.

Un’ultima funzione essenziale è relativa al graduale ricambio generazionale, e dunque all’innovazione intellettuale. Un centro-studi degno di questo nome attinge costantemente ai circuiti universitari e specialistici per rinnovarsi, pur mantenendo un forte radicamento nella tradizione (soprattutto quella europeista, nel caso dello IAI): è un mix necessario per garantire continuità, controllo della qualità, contatti internazionali ad alto livello, ma anche freschezza e originalità.

In tal senso, un think tank funziona - quando riesce a dare il meglio di sè - come produttore di idee, incubatore e laboratorio. I giovani analisti e ricercatori che passano, magari soltanto per alcuni mesi, per tale esperienza acquisiscono non soltanto un metodo concreto di lavoro (che difficilmente si acquisisce nel percorso universitario) ma anche una forma mentis: aperta a nuovi modi di leggere i trend internazionali ma sempre attenta alla verifica dei dati e alla qualità delle fonti.

Marta Dassù, direttore Aspenia, Aspen Institute Italia.
Roberto Menotti, vicedirettore Aspenia e direttore scientifico Aspenia online (roberto.menotti@aspeninstitute.it)
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giovedì 23 giugno 2016

Israele. la destra al potere fino al 2019

Israele
La virata a destra di Bibi
Andrea Dessì
10/06/2016
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Siamo infetti “dai semi del fascismo”, “elementi pericolosi” si sono impossessati del governo. Una presa “ostile” e “questo è solo l’inizio”. Ehud Barak, ex primo ministro, già ministro della difesa e capo del partito laburista israeliano sino al 2013, è stato durissimo.

Dopo settimane di indiscrezioni che sembravano rendere imminente l’entrata nel governo della coalizione Unione sionista capeggiata dai laburisti, il primo ministro Benjamin Netanyahu, Bibi, ha sorpreso tutti alleandosi con Avigdor Lieberman, noto politico della destra nazionalista e ora nuovo ministro della difesa israeliana.

Dietro lo strappo si cela il timore
Con il sostengo della piccola fazione politica capeggiata da Lieberman, la coalizione governativa guidata da Netanyahu, che si reggeva sul voto di un singolo ministro, gode ora di una maggioranza di 66 su 120 seggi in parlamento (uno dei 6 ministri del partito di Lieberman ha rifiutato l’accordo con il Likud di Bibi.) Ciò rende probabile che sarà la destra, e solo la destra, a guidare il Paese sino alle elezioni del 2019, quando Netanyahu cercherà di conquistare il suo quinto mandato.

Già ministro degli esteri nel precedente governo di Netanyahu, dal 2015 Lieberman è passato all’opposizione, divenendo il suo principale avversario politico e criticando ripetutamente l’operato del governo in tema di sicurezza, da sempre perno del consenso popolare in Netanyahu. L’alleanza - non inedita - con Lieberman è quindi dettata da un crudo calcolo politico. L’obiettivo di Bibi è quello di consolidare il suo ruolo di leader indiscusso della destra in Israele, preparando il terreno per il 2019.

Sebbene Netanyahu sia riuscito ad ampliare la sua maggioranza governativa, il futuro politico del primo ministro rimane oggi più incerto che mai. Nuove forze politiche e generazionali nel centro-destra e anche nel vecchio partito dei laburisti israeliani sono in fermento. Non è da escludere l’emergere di nuovi partiti e coalizioni politiche, dentro le quali potrebbero defluire molti ministri del governo e dell’opposizione, creando quindi un'alternativa solida al Likud di Netanyahu nel centro-destra, insieme ad una nuova costellazione di partiti di centro e centro-sinistra.

Esercito israeliano ed estremismo
Noto soprattutto per le controverse dichiarazioni sulla necessità di ‘trasferire’ le popolazioni arabo-israeliane, Lieberman guiderà ora il più ambito e spinoso ministero israeliano. Non sarà compito facile. Proprio dall’esercito sono giunte dure critiche e moniti d’allarme. Il 4 maggio, giorno della memoria per la Shoà, il vice capo di stato maggiore Yair Golan, ha parlato di “tendenze di rivolta” nella società israeliana.

Commento, il suo, che è solo l’ultimo di una lunga serie di dichiarazioni provenienti dagli alti ranghi dell’establishment israeliano, preoccupato per il crescere dell’estremismo e dell’intolleranza in Israele, evidenziato anche dalla brutta vicenda di un soldato israeliano ripreso mentre colpisce con un colpo di fucile al volto un attentatore palestinese ferito a terra.

L’evento è stato fonte di ampi dibattiti in Israele. Il soldato è ora indagato per omicidio colposo, ma per molti, specie il ministro della difesa uscente Moshe Ya'alon e le più alte cariche dell'esercito, non sono arrivate prese di posizione abbastanza forti dal governo.

Mediazioni esterne 
Alle prese con un’ondata di violenze e accoltellamenti, crescenti scandali politici e un coro incessante di critiche internazionali, in molti pensavano che con una giusta dose di incentivi Netanyahu avrebbe optato per una de-escalation.

Un governo di unità nazionale Likud-Unione sionista avrebbe dato una maggiore copertura internazionale, migliorando i rapporti con Stati Uniti e Europa, ma anche con l’Egitto e le monarchie del Golfo. Attraverso un’unione delle forze di centro, i partiti più estremi del governo - in particolare quello di Naftali Bennett (8 seggi), ma ora anche quello di Lieberman (6 seggi) - avrebbero perso molto peso politico, aumentando la libertà di manovra del governo.

Questa a grandi linee era la strategia che da mesi cercava di mettere in atto Tony Blair, ex primo ministro britannico e fino al 2015 capo del Quartetto per il Medio Oriente, composto dagli Stati Uniti, Russia, Onu e Ue. Dopo una lunga serie di contatti con i leader della coalizione Unione sionista (24 seggi) e del Likud (30 seggi), tutto sembrava pronto. In cambio dell’entrata nel governo, i leader dell'Unione avrebbero ottenuto il ministero degli esteri (dal 2013 nelle mani di Netanyahu), il dossier dei negoziati con i palestinesi e un impegno a limitare la costruzione di insediamenti nei territori occupati.

Netanyahu ha però preferito un passaggio intermedio, optando per l’opzione Lieberman che coalizza tutti i partiti di destra all’interno del governo. Questo rafforza nettamente la sua posizione anche nel contesto dei negoziati, ancora in corso, per un accordo di unità nazionale con i leader dell'Unione sionista.

Anche se molti ci sperano, sono altrettanti coloro che pensano che l’ultima mossa del Likud mostri che il vero obiettivo di Netanyahu sia semplicemente quello di prendere tempo, trarre profitto da un miglioramento dei rapporti con la comunità internazionale ed evitare di avanzare qualsiasi proposta concreta di negoziati con i palestinesi.

È per questa ragione che l'Unione sionista insiste per mettere nero su bianco una serie di impegni che suggellino l’alleanza con Bibi, superando anche l’impasse che si era creata nei giorni antecedenti all’entrata di Lieberman nel governo.

Non è chiaro se la deriva a destra della politica israeliana sia solo un passaggio tattico prima di una virata verso il centro. Non vi sono dubbi che in molte capitali mondiali, così come al recente incontro internazionale di Parigi, la speranza sia proprio questa: che Netanyahu scelga il buonsenso. La biografia personale e politica del leader israeliano riduce però l’ottimismo.

Andrea Dessì è dottorando in relazioni internazionali alla LSE di Londra e ricercatore IAI nell’area Mediterraneo e Medioriente.

sabato 28 maggio 2016

Aprilia. Incontro dalla Guerra alla Libertà"


Note ed informazioni, comunicato stampa e relazioni sono su
 www.guerradiliberazionelastoria.blogspot.com 
 con post in data 6,18,27 e 28 maggio


28 maggio 2016. Una iniziativa della Associazione "Un Ricordo per la Pace"


venerdì 27 maggio 2016

Populisti e Xenofodi: quando prendono il sopravvento.

Austria 
Hofer, un Le Pen dai toni moderati 
Francesco Bascone
14/05/2016
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La politica interna austriaca è in stato di fibrillazione. La causa? Il primo turno delle elezioni presidenziali del 24 aprile che hanno duramente punito i partiti di governo e portato in pole position per la presidenza un esponente della destra identitaria.

Ne sono una chiara dimostrazione le dimissioni di Werner Faymann dalla guida del Partito Socialista e del governo, da lui annunciate a sorpresa il 9 maggio.

Quello che preoccupa l'Europa non è questo. Bensì la prospettiva che al secondo turno Norbert Hofer, leader del partito di estrema destra, sia eletto presidente. Anzi, sia una sua vittoria, tutt'altro che improbabile, che una sua sconfitta di misura, sarà percepita come un campanello d'allarme. Che però va attentamente interpretato.

Travaso di voti a favore di populisti e xenofobi
Anzitutto sarebbe sbagliato vedervi una ricaduta verso nostalgie del passato nazional-socialista. Hofer, che ha 45 anni, è fra l'altro decisamente filo-israeliano e contrario a qualsiasi tolleranza nei riguardi dell'antisemitismo. Le sue posizioni su altri temi sono vicine a quelle della francese Marine Le Pen, ma con toni più moderati.

La sua elezione non significherebbe che oltre metà degli austriaci sia propensa a votare per il suo partito alle prossime politiche, consultazioni ben più importanti.

Si spiegherebbe piuttosto con gli errori strategici fatti dai partiti di governo, che hanno presentato candidati mediocri (hanno ottenuto un misero 11-12% ciascuno, perdendo metà del loro già eroso elettorato potenziale), piuttosto che concentrare il loro sostegno su una personalità indipendente, come la ex-presidente della Corte Costituzionale Irmgard Griss, la quale ha mancato di poco l'accesso al ballottaggio.

Socialisti e cristiano-democratici hanno così fatto all'outsider di destra il regalo di doversi battere soltanto contro un altro outsider, il rappresentante dei Verdi, partito cui fa capo il 12% circa dell'elettorato.

Quale che sia l'esito del ballottaggio, il dato più significativo è il risultato del primo turno: il 35% ottenuto da Hofer (con un forte distacco sul verde van der Bellen, arrivato al 21%) corrisponde ai consensi di cui ormai godono nei sondaggi il “partito della libertà” e il suo leader Heinz-Christian Strache. Questa crescita del partito, comunemente bollato come xenofobo, è ancora più preoccupante a fronte del calo nei sondaggi dei due partiti storici, oggi insieme al governo, scesi entrambi al 22% circa.

Il travaso di voti dai partiti popolari (Volksparteien) a quello populista (un anno fa oscillavano tutti e tre intorno al 25%) si spiega in massima parte con il diffuso timore di un afflusso incontrollato di rifugiati e migranti, soprattutto se musulmani, e con la crescente insofferenza verso gli eurocrati di Bruxelles (le due fobie sono chiaramente collegate, come avviene in altri paesi europei, a cominciare da Francia e Gran Bretagna).

Fattori secondari sono il logorio del potere e i dissensi fra i due partiti della coalizione, l'immagine giovanile e accattivante del 46enne Strache, l'aumento della disoccupazione.

Ribellione contro la casta 
In questo successo di un movimento che cavalca la ribellione contro una casta politica sclerotizzata, la over-regulation comunitaria e il “politically correct” dell'accoglienza ai migranti non vi è nulla di specificamente austriaco.

L'Austria non fa che precedere (di poco) altri paesi europei. In Francia il Front National conta sul sostegno di almeno un quarto dell'elettorato; fra un anno Marine Le Pen potrebbe aspirare a un risultato simile a quello di Hofer al primo turno, ed è scontato che acceda al ballottaggio.

Fin qui il significato di questa elezione come rivelatore delle inquietudini dell'opinione pubblica. Ma quanto potrà influire sulla politica dell'Austria verso l'integrazione europea e verso i vicini italiani?

Agli Altoatesini doppia nazionalità?
Va ricordato anzitutto che, benché eletto dal popolo - e questa è una anomalia - il capo dello stato ha poteri limitati, come in Italia e in Germania. Hofer intende interpretarli in modo estensivo, ma non potrà sottrarre al Cancelliere quello di determinare l'indirizzo politico.

Ben più incisive sarebbero dunque le conseguenze di un avvento del suo capo, Strache, al Cancellierato. Una prospettiva che potrebbe concretarsi all'indomani delle prossime elezioni parlamentari, probabilmente anticipate al 2017, o forse già a questo autunno.

Per evitarla, socialisti e democristiani puntano a facce nuove, che proiettano un'immagine di dinamismo: rispettivamente il manager Christian Kern, cinquantenne a capo delle ferrovie nominato venerdì nuovo primo ministro, e il giovanissimo diplomatico Sebastian Kurz, che verrà utilizzato al momento ritenuto elettoralmente più opportuno.

Nell 'infausta evenienza di una coalizione di cui gli “azzurri” facciano parte o addirittura abbiano la guida (che molti in entrambi i partiti popolari non escludono), è da prevedere una linea più euro-scettica, il mantenimento del tetto all'afflusso di rifugiati, l'opposizione all'ingresso della Turchia nell'Ue e prese di posizione in favore dell'unità di tutti i tirolesi (recentemente invocata da Strache), incompatibili con gli accordi vigenti.

Senza probabilmente arrivare a concrete rivendicazioni territoriali contro l'Italia, ma forse giungendo a offrire la doppia nazionalità a tutti gli altoatesini e quindi entrando in rotta di collisione col nostro Paese.

Francesco Bascone è Ambasciatore d’Italia.
- See more at: http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=3453#sthash.2AXtWSz1.dpuf

lunedì 16 maggio 2016

Un Doveroso Riconoscimento

15 MAGGIO 2016
 SESSA AURUNCA RENDE ONORE A

 DOMENICO FUSCO
 EX INTERNATO MILITARE NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO NAZISTI.

CONSEGNATA LA MEDAGLIA IN ONORE CIVILE AL CITTADINO APRILIANO DOMENICO FUSCO


Nella giornata di domenica 15 maggio a Sessa Aurunca, nell'ambito della manifestazione celebrativa del 25 aprile festa della Liberazione Nazionale rinviata a tale data causa problemi meteorologici, è stata consegnata una medaglia in onore civile a Domenico Fusco, ex internato militare nei campi di concentramento nazisti, originario di Cescheto di Sessa Aurunca, ma da molti anni cittadino di Aprilia.
La manifestazione è stata organizzata da una Associazione culturale locale con il patrocinio del Comune di Sessa Aurunca ed il contributo dei commercianti anche con la finalità di rivitalizzare il centro storico della cittadina.
L'Associazione apriliana “Un ricordo per la pace” che da anni opera sul territorio divulgando la storia degli Internati Militari Italiani nei lager nazisti nel secondo conflitto mondiale e la possibilità di accedere al conferimento della Medaglia d'onore IMI, esprime soddisfazione per il riconoscimento consegnato al cittadino apriliano.
La presidente Elisa Bonacini: “E' stata una cerimonia commovente. Domenico Fusco fu internato per un periodo nel campo IV B di Zeithain , poco distante da Dresda , lo stesso lager nel quale combatté tra la vita e la morte mio padre Ernesto, catturato dai tedeschi in Grecia e deportato in Germania nonostante gravemente malato di malaria. Il povero Domenico porta ancora sul corpo le conseguenze delle bastonate dei nazisti, e vive quotidianamente le sofferenze per tanta cattiveria subita. Mi congratulo con gli organizzatori della bella iniziativa a Sessa Aurunca e con l'Amministrazione locale ; manifestazioni come questa sono importanti per trasmettere alle giovani generazioni l'importanza di valori quali libertà e democrazia. Auspico che anche ad Aprilia siano sempre più frequenti le occasioni per mantenere la memoria dei terribili avvenimenti del passato, affinché non abbiano mai più a perpetuarsi”.

 Elisa Bonacini



Onore a Domenico Fusco Iconografia






venerdì 6 maggio 2016

Seconda Guerra Mondiale. Ricerca

Massimo Coltrinari
(contatto ed informazioni coltrinari2011@libero.it)
ELENCO DELLE UNITA' CHE HANNO PARTECIPATO ALLO SVOLGIMENTO DELLE OPERAZIONI ALLA FRONTIERA ALPINA OCCIDENTALE 
DALL'11 AL 25 GIUGNO 1940

( Al personale militare e militarizzato organicamente appartenente e presente, nel suaccennato periodo di tempo, alle unità indicate in questo elenco va riconosciuta la "partecipazione ad operazioni di guerra" ai fini dei benefici e riconoscimenti previsti dalla legge a favore dei "combattenti" ).

1. Comandi di grande unità.
Comando Gruppo Armate Ovest.
Comando 1° Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale di guerra).
Comando 4° Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale di guerra).
Comando 6° Armata (Stato Maggiore).
Comando 7° Armata (Stato Maggiore).
Comando I Corpo d'Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale di guerra).
Comando II Corpo d'Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale di guerra).
Comando III Corpo d'Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale di guerra).
Comando IV Corpo d'Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei serivizi e Tribunale di guerra).
Comando VII Corpo d'Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale di guerra).
Comando VIII Corpo d'Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale di guerra).
Comando XV Corpo d'Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale di guerra).
Comando Corpo d'Armata Alpino (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale di guerra).
Comando Corpo d'Armata Corazzato (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale di guerra).
Comando Corpo d'Armata Autotrasportabile (Stato Maggiore, Direzioni dei servizi e Tribunale di guerra).
Comando div. ftr. "Granatieri di Sardegna" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Cuneo" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Pinerolo" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Acqui" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Cremona" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Assietta" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Siena" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Livorno" (Stato Maggiore e Ufici dei servizi).
Comando div. ftr. "Pistoia" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Ravenna" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Modena" (Stato Maggiore e Uffici dei servixi).
Comando div. ftr. "Forlì" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Cacciatori delle Alpi" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Sforzesca" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Cagliari" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Legnano" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Lupi di Toscana" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Torino" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Friuli" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Cosseria" (Stato Maggiore e Ufici dei servizi).
Comando div. ftr. "Superga" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Firenze" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Brennero" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Pasubio" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. "Piave" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. motorizzata "Trieste" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. ftr. motorizzata ""Trento" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. alpina "Taurinense" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. alpina "Cuneense" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. alpina "Pusteria" (Stato Maggiore e Ufici dei servizi).
Comando div. corazzata "Littorio" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando div. corazzata "Ariete" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando 3° div. celere (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando 1° settore costiero.
Comando raggruppamento celere della 4° Armata (dal 15 al 25 giugno 1940).
Comando raggruppamento da montagna "Gessi" (1°) (Stato Maggiore).
Comando raggruppamento da montagna "Varaita-Po" (2°) (Stato Maggiore).
Comando raggruppamento da montagna "Levanna" (Stato Maggiore).
Comandi di Quartier Generale di Rep. Op. di Armata. Tutti quelli delle G. U. sopra indicate.
Comandi di Quartier Generale di Rep. d'Intendenza di Armata. Tutti quelli delle G. U. sopra indicate.
Reparti comandi di Quartieri Generale di Armata (del Reparto Operazioni del Reparto Intendenza). Tutti quelli delle G. U. sopra indicate.
Comandi di Quartier Generale di C. d.A. Tutti quelli delle G. U. sopra indicate.
Reparti comando di Quartier Generale di C. d.A. Tutti quelli delle G. U. sopra indicate.
Comandi di Quartier Generale di Divisione. Tutti quelli delle G. U. sopra indicate.
Reparti comandi di Quartier Generale di Divisione. Tutti quelli delle G. U.  sopra indicate.

2. Carabinieri
a) Comando gruppo di Aosta[1].
b) Comandi di compagnia di Aosta e di Pinerolo.
c) Comandi di tenenza di Aosta, di Pinerolo e di Ulzio.
d) Comando di sezione di Valdigna d'Aosta.
e) Sezioni miste: 1° - 2° - 3° - 4° - 5° - 6° - 7° - 8° - 9° - 10° - 11° - 12° - 13° - 14° - 15° - 16° - 17° - 18° - 19° - 20° - 21° - 22° - 23° - 27° - 28° - 29° - 30° - 31° - 32° - 39° - 46° - 47° - 58° - 59° - 60° - 61° - 62° - 70° - 71° - 76° - 77° - 78° - 85° - 86° - 122° - 123° - 131° - 132° - 133° - 160° - 161° - 164° - 165° - 171° - 175° - 176° - 177° - 178° - 179° - 181° - 182° - 183° - 184° - 185° - 186° - 187° - 188° - 193° - 194° - 195° - 196° - 203° - 204° - 205° - 209° - 231° - 232° - 233° - 234° - 235° - 236° - 237° - 238° - 239° - 240° - 241° - 251° - 254° - 255° - 353° - 356° - 361° - 262° - 363° - 364° - 372° - 381° - 383° - 388° - 402° - 411° - 412° - 413° - 414° - 417° - 418° - 419° - 420° - 421° - 422°,
Sezione alpina: 412° - Sezioni celeri: 353° - 387° - Sezioni motorizzate: 56° - 66° - Sezione Autonoma CC. "Villa Italia".
f) Nuclei per uffici postali: 1° - 2° - 3° - 4° - 15° - 16° - 17° - 20° - 28° - 29° - 37° - 38° - 40° - 42° - 43° - 44° - 49° - 53° - 62° - 69° - 71° - 77° - 79° - 80° - 109° - 118° - 152° - 200° - 201° - 203° - 207° - 208° - 209°.



[1]Limitatamente all'Ufficiale comandante dell'unità Carabinieri.

martedì 26 aprile 2016

Nella Terra dei Merli.

Buonasera a tutti,

oggi alle 21 andrà in onda su Sky Cinema Cult HD e su Sky TG 24

 “Nella Terra dei Merli: tra passato e futuro”,
 il nuovo docufilm di Andrea Bettinetti che racconta l’impegno

 delle Forze Armate italiane in Kosovo con la missione KFOR.

La Redazione di Informazioni della Difesa Online 
ha visto il documentario in anteprima proponendone una breve recensione:


Buona visione e buona lettura,

la Redazione di Informazioni della Difesa