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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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sabato 12 gennaio 2013

Ricordare Lero


Paolo Marchi

Nel 2013 ricorre il 70.mo anniversario del 1943 e degli avvenimenti  ad esso  collegati , in particolare quelli che si sono verificati dopo l’8 settembre , data dell’”armistizio”  e di quanto essi abbiano inciso nelle vicende della Nazione.
In questo contesto parlare dell’isola di Leros ,e dei fatti in essa accaduti,  nel lontano 1943,  al giorno d’oggi può sembrare anacronistico o “nostalgico di un tempo “. L'oblio italiano era ed è rafforzato dal fatto che il Dodecaneso - alla fine dei conti - non fu teatro di vicende eccezionali , accresciuto  da un silenzio dello “stato repubblicano”, in linea con una tendenza nazionale finalizzata all'autoassoluzione.
Ma prima di entrare nel ricordo di Leros del 1943 ci pare opportuno premettere alcune considerazioni sulla storia cosidetta “italiana “  delle “dodici isole” , sugli interventi che ne seguirono e sui rapporti che si erano instaurati con i suoi abitanti .Tutto ciò perché il periodo bellico non vide l’Italia intervenire militarmente nel 1940 in questo territorio , ma la sua presenza era  insediata già da circa trenta anni e questo aveva  stabilito  un rapporto diverso (organizzazione di una amministrazione civile modernizzata, costruzione di opere pubbliche e civili evolute , introduzione dei catasti. Ed altro.)

La presenza italiana nel Dodecaneso iniziò nel 1912 (guerra italo turca per la conquista della Libia )e terminò nel 1947 con il passaggio delle isole al governo greco (trattato di pace della IIa guerra mondiale ). Pertanto l’occupazione italiana ebbe caratteristiche diverse distinguendosi in 3 periodi : il primo collegato con una occupazione “militare”, dal 1912 al 1920 , il secondo dal 1921 al 1940 che si distingue per una partecipazione diretta al governo delle isole , ed infine il terzo caratterizzato dalla partecipazione al conflitto mondiale e culminato con i fatti del 1943. Seguirono un periodo di occupazione militare tedesca prima ed inglese poi.

Ma è anche da soffermarsi sia pure brevemente su cosa rappresentò l'occupazione del Dodecaneso per i “dodecanesiaci” e se è possibile definire lo specifico carattere “nazionale” dell'occupazione italiana..
Certamente non si discute se gli occupanti italiani abbiano avuto meriti particolari a livello di recuperi archeologici, di innovazioni architettoniche ed urbanistiche, di  un primo sviluppo di un turismo (per la verità ,allora, di élite: certamente  diverso da quello odierno) ma le trasformazioni economico-culturali furono operate in una azione volutamente di riscrittura del passato locale, di valorizzazione e di utilizzo prevalente a beneficio degli occupanti , appartenendo tutto questo a quel secondo periodo nel quale si manifestò principalmente la volontà di “italianizzare”il territorio.
In questo periodo si alternarono Governatori espressione dei governo italiani di allora, e quindi a personaggi “illuminati”(tutti ricordano Mario Lago) si avvicendarono uomini del” regime” (Cesare De Vecchi) , con riflesso sui governati e sulle vicende degli stessi.

La ricerca storica attuata attraverso gran parte di testimoni oggi in età avanzata, chiamati a narrare di momenti in cui essi avevano un'età poco più che infantile e al massimo adolescenziale, ci induce all’affermazione che gli italiani sono considerati ancora oggi  «brava gente». Tendenze a carattere “nazionalistico” sono considerate ormai poche e superate nell’oblio del tempo e da moderne visioni storiche (conoscenza della storia del fascismo e dei suoi significati in Italia ed all’estero, concezione ed avvento di un Europa unita, globalizzazione delle problematiche mondiale , ecc.)
Tuttavia le immagini di comunità dodecanesiache idilliache, con un buon rapporto fra occupanti ed occupati, salvo alcuni pochi e isolati episodi  ,non possono essere considerate “in assoluto” in quanto nel tempo furono indotte e si rafforzarono soprattutto attraversa il confronto dell'azione degli italiani rispetto all'operato di altri occupanti, di altre nazionalità che si avvicendarono.

Questa che può ,e deve essere una premessa ,è utile per entrare nella mentalità del cittadino greco e leriota in particolare quando ci si accinge a ricordare quella che si definisce la “battaglia di Leros” del lontano 1943
Perche in quell’anno , in quei mesi ,accaddero avvenimenti che coinvolsero gli occupanti italiani (ed anche altre truppe di nazionalità straniera : inglesi e tedeschi ) che si scontrano su questo limitato territorio coinvolgendo la cittadinanza locale che si trovava  pertanto non solo ad assistere ma anche a partecipare allo sconvolgimento che si attuò sull’isola per 53 giorni (bombardamenti, problemi alimentari e vittime civili e militari)
Questi fatti sono rimasti ben presenti nel ricordo storico degli abitanti accumulandosi con il desiderio di farne un episodio che portò questa piccola isola alla ribalta internazionale anche se al giorno d’oggi scaduto nell’oblio. Ma furono giorni che per la vita di una popolazione, che vive lo scorrere del tempo con pochi e piccoli avvenimenti ,lo sconvolgimento di qui 53 giorni hanno e tuttora  rappresentano ancora un momento “eroico” per tutta l’isola.
Ci siamo soffermati su alcune considerazioni precedenti per cercare di introdurre i fatti di Leros ed in particolare per riuscire a far riemergere il ricordo di certi avvenimenti accaduti 70 anni or sono caduti nel dimenticatoio ma verosimilmente a nostro parere degni di essere riportati nella giusta dimensione degli avvenimenti della storia di quegli anni.
Essi furono in pratica l’ultimo baluardo della Nazione Italiana nella regione dell’Egeo e rappresentarono un atto di  presa di coscienza di cittadini italiani (in armi) che si raggrupparono attorno alla propria bandiera  contro un esercito che evidentemente rappresentava un nemico storico,  venendosi a costituire  pertanto uno dei primi atti della lotta per la rinascita nazionale.
Nella loro battaglia , in realtà, quegli uomini e le loro azioni non furono nel contempo neppure valorizzati nella giusta maniera dal nuovo alleato britannico in considerazione purtroppo degli allora  recenti  precedenti bellici che portavano a  destare diffidenze.
Per quei cittadini in armi la loro battaglia era persa in partenza ,ma tuttavia seppero combatterla con dignità ed eroismo ,fino alla fine, consci di ben scarse possibilità di sopravvivenza , come in realtà avvenne .
Ricordare tali avvenimenti anche in territorio greco ( l’isola di Leros dal 1947 è parte integrante della Repubblica di Grecia) può e deve pertanto rappresentare un atto dovuto . Essi non rappresentano certamente un atto con il quale gli italiani cercavano opprimere una nazionalità (greca) , bensì  voleva dimostrare la difesa della propria fedeltà ad una bandiera credendo in un futuro migliore  per la propria nazione .
Oggi dobbiamo considerare superate tutte quelle barriere di carattere nazionalistico che condussero agli eccidi di guerre volute da poche “distorte menti” , ma sopportate da popoli, senza tuttavia che essi  perdessero  il valore del significato  di  Nazione .
Quei tre popoli che allora si trovarono e si scontrarono sotto il fuoco e quella popolazione civile inerme ,ma coinvolta in uno scontro, osservatrice della dissoluzione improvvisa di un “modus vivendi” ultratrentennale, oggi convivono pacificamente in una Europa che può e deve rappresentare quella  Casa comune nella quale qualsiasi controversia deve trovare ogni sua soluzione .
Tuttavia i fatti ed in particolare quelle vite di uomini che vennero allora sacrificate da decisioni inumane non debbono essere dimenticate in un oblio ed al contrario devono rappresentare un insegnamento per le nuove  giovani generazioni .
E fanno parte della Storia.
Celebriamo quindi la ricorrenza dei 70 anni che ci separa da quei giorni nel modo più degno !

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