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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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lunedì 19 gennaio 2015

Convegno "Riflessioni sullo Sbarco di Anzio" 24 Gennaio 2015.


Traccia della sintesi dell'intervento del Gen. Luigi Marsiblio


SBARCO DI ANZIO

I PRESUPPOSTI
Negli ultimi mesi del 1943 la campagna alleata in Italia aveva subito varie battute di arresto per i seguenti motivi:
        l’asperità del terreno;
        le condizioni atmosferiche particolarmente avverse;
        la pronta e ben articolata reazione delle truppe tedesche agli attacchi alleati.
Le varie difficoltà incontrate dallo sbarco di Salerno (9 set. 1943) in poi, insieme alla tenace resistenza organizzata dai tedeschi su un complesso di “Linee fortificate” poste in ordine successivo (Bernhard – Barbara – Gustav – Hitler – Caesar), avevano ritardato l’avanzata alleata verso Roma e verso gli altri obiettivi dell’Italia Centrale.
Ma l’ostacolo più duro per la Quinta Armata Americana del Gen. CLARK (che operava sul Settore tirrenico) e per l’Ottava Armata Britannica del Gen. Montgomery prima e del Gen. Leese poi (che operava sul Settore adriatico), era rappresentato dalla linea GUSTAV; il fautore di questa fortificazione era stato il Maresciallo Kesserling ed era un minutissimo apprestamento difensivo su rilievi montuosi e lungo corsi d’acqua che si sviluppava a sud di Roma. Lungo tutta la direttrice erano disseminati “bunkers” e campi minati. Come è visibile nella cartina (slide 1), la Gustav partiva dalla foce tirrenica del Garigliano, sbarrava la valle del fiume Liri con il caposaldo di Cassino, e raggiungeva la foce del Sangro sull’adriatico. I tedeschi erano saldamente attestati su quelle solide posizioni difensive e non davano segni di cedimento.
Per uscire dal punto morto in cui stagnava la campagna alleata in Italia, il Primo Ministro inglese, Sir Winston Churchill, ritenne giunto il momento di realizzare un suo personale disegno: effettuare un poderoso e rapido sbarco anfibio a sud di Roma, per aggirare la inespugnabile linea Gustav e minacciare così alle spalle le truppe della X Armata tedesca del Gen. Von Wietinghoff che la presidiavano egregiamente.
L’operazione presupponeva la rapida conquista dei Colli Albani, il sollecito ricongiungimento delle truppe sbarcate con quelle provenienti da Cassino e la vittoriosa avanzata su Roma. I fatti però, non si svolsero come erano stati ottimisticamente previsti.

MODALITÀ OPERATIVE DELLO SBARCO.
Lo sbarco (slide 2) avvenne su un fronte lungo 32 chilometri, tra Tor San Lorenzo a nord e Torre Astura a sud. Sul luogo effettivo la storia ha giocato uno scherzo sia ad Anzio che a Nettuno. Infatti i dispacci degli anglo-americani riportano che avvenne sulla Riviera Zanardelli, che collega Anzio a Nettuno. In più all’epoca il Duce li aveva unificati nella città di Nettunia, come dimostrano le corrispondenze giornalistiche che riportano tutte del “fronte di Nettunia”. L’esecuzione dell’operazione anfibia denominata in codice “SHINGLE” rispecchiava i dettami della, per quell’epoca, nuova dottrina americana per le operazioni anfibie. L’applicazione di tale dottrina era condizionata dall’appoggio aereo e le zone di sbarco furono scelte certamente perché il terreno retrostante era considerato, almeno sulla carta, idoneo al successivo evolversi dello sbarco, ma anche perché offriva la possibilità di fornire il supporto dell’aviazione tattica e strategica. Inoltre, l’esperienza acquisita con gli sbarchi in Nord Africa ed in Sicilia portò a scegliere aree in cui fosse possibile installare subito una pista aerea per il supporto continuo e ravvicinato alle truppe, ed è questo il motivo per cui fu realizzata la striscia di volo di Nettuno. Tornando alla dottrina americana, questa prevedeva per le operazioni anfibie due parti distinte: la prima chiamata “Amphibious Force”, consisteva in un convoglio composto da unità prettamente navali e da mezzi da sbarco con truppe e mezzi a bordo, ed era diretta da un Comandante della marina; la seconda, “Landing Force”, era composta dalle forze terrestri sbarcate, che passava sotto un Comandante terrestre, solo dopo lo sbarco. Nel caso specifico, la “Amphibious Force” fu diretta dall’Ammiraglio Lowry mentre la “Landing force” dal Generale Lucas, comandante del Sesto Corpo d’Armata americano.
Le truppe, imbarcate a Napoli il 21gennaio 1944 su 243 navi, giunsero al largo di Anzio verso la mezzanotte. Alle ore 2 del 22 gennaio, i primi mezzi da sbarco erano già in acqua per dirigersi verso gli obiettivi assegnati. Per lo sbarco furono utilizzate due spiagge:
        la PETER BEACH (circa 12 Km. a nord di Anzio tra Tor Caldara e Lavinio) dove sbarcarono gli inglesi;
        la X RAY BEACH dove sbarcarono gli americani.
La  PETER BEACH fu a sua volta suddivisa in tre fasce: Red, Yellow e Green
La X RAY BEACH anch’essa suddivisa in tre fasce: Yellow (nel porto di Anzio), Red e Green.
L’operazione avvenne senza alcuna significativa resistenza da parte tedesca, realizzando in pieno l’effetto sorpresa. A tal proposito, scriveva Lucas: “abbiamo ottenuto una delle più complete sorprese della storia, non credevo ai miei occhi quando mi trovavo sul ponte e non ho visto alcuna mitragliatrice ed altro fuoco sulla spiaggia. L’unica resistenza nemica era costituita da due batterie che hanno sparato all’impazzata per alcuni minuti prima dell’alba, ma sono state fatte tacere dai cannoni navali”.
A circa 12 Km. a nord di Anzio sbarca la 1^ Divisione di fanteria britannica, tra la spiaggia ed il Fosso della Moletta; come obiettivo primario avrebbe dovuto raggiungere Aprilia, poi la Stazione di Campoleone e proseguire eventualmente verso Albano.
A sud-est di Anzio, tra Nettuno ed il Canale Mussolini, sbarca invece la 3^ Divisione di Fanteria americana; l’intendimento era di raggiungere poi Cisterna di Latina ed eventualmente Velletri. In considerazione della scarsa resistenza incontrata, nelle prime ventiquattro ore sbarcano circa 36 mila uomini con oltre 3 mila automezzi e relativo armamento.
Di questa iniziale situazione favorevole però non seppe approfittare il Generale Lucas, il quale tenne le truppe raggruppate in prossimità delle spiagge anziché spingerle verso l’interno.
In una settimana 61 mila anglo-americani sbarcati si trovarono di fronte 71mila e 500 tedeschi.

CONCLUSIONE
Lo sbarco di Anzio fu una fucina di delusioni per tutti, anche per i tedeschi. La testa di ponte divenne un campo trincerato e i tedeschi si consolarono definendolo, con sarcasmo: “il più grande campo autogestito del mondo di prigionieri di guerra”.
A salvarla furono un coraggio disperato e la superiorità aerea.
Alla fine Churchill ammise:

Avevo sperato di lanciare sulla baia di Anzio un gatto selvatico, invece mi sono ritrovato sulla riva con una balena arenata”.

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