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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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domenica 18 dicembre 2016

La Resistenza dei MIlitari Italiani in Albania. Traccia

Traccia della Bozza del Documento di Impianto del Convegno

 “I Soldati italiani in Albania: da occupatori a combattenti per la libertà””
Dalla crisi armistiziale alla costituzione del Comando Italiano Truppe alla Montagna
 Febbraio 2017

Massimo Coltrinari.

All’indomani della crisi armistiziale del settembre 1943 le forze militari italiane in Albania presenti erano inquadrate nella 9a Armata al comando del gen. Dalmazzo., ordinata su due Corpi d’Armata ( il XXV nel Centro Nord e il IV nel meridione nel del paese; con sei divisioni operative). La consistenza di queste forze assommava a 130.000 uomini, di cui 20.000 componenti la Milizia Fascista Albanese, diventata dopo il 25 luglio, Milizia Volontaria Albanese.

Questi militari, dopo gli eventi del mese di settembre ed ottobre si sono così suddivisi e raggruppati: 78.mila circa rastrellati dai Tedeschi ed inviati nei campi di concentramento in Polonia o in Germania; 6/8 mila rimasero fedeli alla vecchia alleanza o entrando nelle organizzazioni del lavoro tedesche (TODT ed altre) oppure servendo nelle forze armate tedesche in reparti ausiliari, oppre entrando nella Wermacht prestando giuramento al Furher. 8/10 mila uomini riuscirono a rientare in Italia con i trasporti partenti dai porti albanesi per quelli pugliesi in essere fino al 25 settembre 1943, caduta di Cefalonia. 20 mila rimasero in Albania nascosti accolti dalle famiglie italiane ed albanesi, sempre sotto pericolo di essere arrestati dai tedeschi e dai nazionalisti albanesi. Di coloro che salirono in montagna per entrare nella fila della Resistenza circa 3 mia furono inquadrati nelle fila dell’ENLA (Esercito di Liberazione Nazionale Albanese). Costoro potevano essere molti di più, ma sia la volontà albanese, sia la incapacità della logistica di alimentazione del combattente partigiano, lo impedirono .

I militari italiani, seppur privi di ordini, per iniziativa di Ufficiali in comando si raggrupparono nel Comando Italiani truppe alla Montagna (C.I.T.a.M) che fu costituito il 14 settembre 1943 per iniziativa del Ten. Col. Barbicinti, aeronautica militare, comanda te dell’Aeroporto di Schjiack (Tirana). Salito in montagna, zona di Peza, sopra Tirana, con tutti i suoi uomini, Barbicinti stipulò con il Comando dell’ELNA una convenzione militare in cui si sottolinea che qualora fosse giunto in montagna un ufficiale italiano di grado superiore, gli avrebbe ceduto il comando; in detta convenzione furono regolati i rapporti tra italiani ed albanesi di ordine operativo, logistico ed amministrativo. La convenzione rimase in vigore fino alla fine della guerra.

Il 28 settembre giunse a Peza il gen. Azzi e gli uomini della divisione “Firenze” reduci dalla battaglia di Kruja del 22/23 settembre 1943. Il generale Azzi assunse il Comando del C.I.T.a.M, ceduto da Barbi Cinti secondo la convenzione militare. Detto Comando ebbe come vice Comandante il gen., Piccini, che sarà l’ufficiale generale che, armato e in uniforme, rimarrà a combattere i Tedeschi ed i collaborazionisti per tutta la guerra e cederà le sue funzioni il 15 agosto 1945 all’arrivo in Albania della Missione Diplomatica Italiana. Il C.I.T.a.M si ordinerà su tre battaglioni operativi e 10 zone militari ed avrà a meta di ottobre una consistenza organico-operativa come da allegato a, allegato in corso di preparazione.
Il C.I.T.a.M. era alleato all E.L.N.A che, nell’ottobre 1943 contava sulla I brigata Proletaria composta da quattro battaglioni. Di questi., il IV Battaglione era il “Battaglione Gramsci”, composto integralmente da Italiani
Il fronte antitedesco albanese, prima della rottura che avverrà a fine ottobre, poteva contare su una forza combattente ( E.L.N.A., C.I.T.a.M:., forze nazionalisti, del “balli kombetar”, monarchiche ed altre) di oltre 5/600 uomini.

Il Comando tedesco, conscio di questo pericolo, prima riuscì felicemente con trattative a dividere il fronte della resistenza,con gli accordi con i monarchici, i nazionalisti e il “balli bombetta”, che divennero di fatto collaborazionisti, poi lanciando (ottobre 1943 – gennaio 1944) cinque offensive al termine delle quali il Comando della 2a Armata Corazzata a Belgrado potè emettere un comunicato in cui si affermava che il Albania le forze “ribellistiche” antitesche erano state annientate e l’Albania era libera da oppositori.

In realtà, adottando al meglio la tecnica di guerriglia, di fronte alle offensive tedesche le forze dell’E.L.N.A. e del C.I.T.a.M si erano sparpagliate e nascoste, anche se si dovette registrare dolorose perdite come la distruzione dei tre battaglioni operativi del C.I.T.a.M. e per ben due volte del Battaglione “Gramsci”.In primavera (1944) le forze partigiane si radunarono, il battaglione “Gramsci” fu ricostituito e messo la comando di un soldato italiano, Terzilio Cardinali (Medaglia d’Oro al Valor Militare), il C.I.T.a.M. non ebbe battaglioni operativi alle dipendenze e tutti i soldati italiani combattenti andarono al alimentare i battaglioni della costituenda II Brigata Proletaria dell’E.N.L.A. Occorre rilevare che per tutta la durata della guerra nel 1944, l’artiglieria, le armi di accompagnamento (mortai, mitragliatrici ecc.), controcarri e quanto necessitava di un minimo di conoscenza militare ed addestramento era sostenuto nelle file dell’E.N.L.A. da soldati italiani, non essendoci tra gli albanesi nessuno in grado di svolgere questi ruoli. Vi è quindi osmosi tra italiani ed albanesi integrale nella lotta al tedesco.

Nel giugno 1944, dopo che numerosi missioni, attuate con il naviglio sottile della Marina e con la Balkan Air Force che utilizzava il campo di Berane, in Montenegro misero in contatto il C.I.T.a.M con l’Italia, il gen. Azzi e il suo Comando rientrò in Italia, lasciando in loco il gen.Piccini a coordinare e dirigere l’impegno dei soldati italiani.

A Novembre la guerra si concluse con la liberazione di Tirana e con lo sgombero di tutte le forze tedesche dall’Albania. Ogni soldato combattente italiano fu raccolto nel Battaglione Gramsci, lasciando i reparti ove fino ad allora aveva combattuto. Tale battaglione, prima divenne Brigata “Gramsci” poi divisione “Gramsci”. Con questo ordinamento, tutti i combattenti italiani nell’aprile del 1945 furono rimpatriati, in armi, in Italia,(Accordi Palermo-Hocha) ove furono raccolti nel campo di Sant’Andrea, vicino Taranto con l’intendo di partecipare alla guerra di liberazione nelle fila dell’Esercito Italiano, come prassi per tutti i partigiani combattenti. Sopravvenuta la fine della guerra. I partigiani d’Albania furono congedati.

Sulla base del quadro così descritto, occorre mettere l’accento, oltre che sulla parte ricostruttivo-ordinativa, anche sulle motivazioni che sono all’origine delle scelte dei soldati italiani. Scelte che possono essere già individuate nella delusione e dal fallimento del fascismo come regime e come movimento, la fedeltà al giuramento prestato, ‘amor di patria, l’onore militare, la lotta al emico ereditario, il desiderio di por termine a mesi ed anni di guerra, la volontà di rientrate in Patria e in famiglia.

Il quadro così descritto è una bozza di traccia della parte del Convegno che si vuole organizzare con le finalità note, per la parte militare. Lo sviluppo della parte civile, e la successiva traccia completerà il quadro di riferimento del predetto convegno


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